MATERIALE PER PREPARARSI ALL'INTERROGAZIONE PREVISTA PER LUNEDI' 25 MAGGIO
Filippo II inizia a coltivare un disegno espansionistico in direzione della Grecia, volendo proporsi come il nuovo egemone, al posto di quegli egemoni mancati che erano stati, in successione nel tempo, ateniesi, spartani, tebani. In Grecia la reazione a questo suo piano è varia: si va da chi pensa che i Greci veri, in particolare gli Ateniesi, debbano farcela da soli e quindi opporsi al tiranno (l'oratore ateniese Demostene che scrive le orazioni Filippiche per richiamare tutti i Greci all'opposizione al sovrano macedone) a chi ritiene che effettivamente Filippo possa essere un ottimo egemone per i greci, che dovranno pur sempre difendersi dai Persiani. Intanto Filippo procede con la sua opera di trasformazione della Macedonia da regno considerato un po' barbaro dai Greci, periferico rispetto alle vicende, soprattutto guerresche, di cui ci siamo occupati seguendo la storia delle relazioni fra l'immenso regno persiano e le divise poleis greche, a potenza che può rivendicare il diritto di unificare una volta di più (o una volta davvero) attraverso un'egemonia riuscita la penisola e le isole che compongono il mondo greco. Nel passato di poco antecedente all'impresa di Alessandro Magno di cui principalmente tra poco vogliamo occuparci, si colloca quindi l'operazione condotta ad Filippo di fondare nel 337 a.C. quella lega di Corinto che dovrebbe, sotto la guida macedone, allestire una spedizione militare contro la Persia. Filippo II orchestra abilmente l'impresa, servendosi della propaganda antipersiana sempre pronta ad attecchire nel mondo greco (Serse aveva a suo tempo distrutto la rocca d'Atene e i suoi templi, e questo atto oltraggioso veniva sfruttato appunto per rinfocolare l'odio antipersiano). Poco prima che la spedizione parta, però, si mette di mezzo il kairos: Filippo II, vittima di una congiura di palazzo, muore: nel 336 a. C., pertanto, avviene l'ascesa al trono di Alessandro III, che in 13 anni (muore nel 323) compie una serie imprese tanto straordinarie da meritargli l'epiteto, con cui è tuttora universalmente noto, di Magno.
A p. 257 del nostro libro di testo una cartina permette di visualizzare con un colpo d'occhio l'estensione della conquista effettuata da questo condottiero, all'epoca dell'incoronazione solo ventunenne (essendo nato nel 357). Tra le prime operazioni militari, seda una rivolta greca a Tebe (335), che viene rasa al suolo a scopo dimostrativo e tutti gli abitanti deportati. Poi procede con il disegno paterno di condurre una spedizione (che comprende contingenti greci) contro la Persia di Dario III. Da questo momento è tutto un seguito di vittorie, tanto contro i persiani, quanto contro obiettivi collaterali come le città fenice (Tiro), l'Egitto (già sotto controllo persiano, accoglie Alessandro come un liberatore) fino a quella che si può ritenere una vittoria conclusiva a Gaugamela in Mesopotamia nel 332. Dario viene ucciso in una congiura di satrapi e Alessandro punisce con la morte il responsabile (Besso) e tributa onori al gran re ucciso, in modo da rendere chiaro che considera se stesso un legittimo successore. In questa fase, Alessandro accompagna le vittorie con sistematiche, suggestive operazioni fondative: sul delta occidentale del Nilo in Egitto fonda la più celebre delle città che portano il suo nome (Alessandria d'Egitto), ma altre ne sorgono in molti territori di quello che si sta trasformando in un immenso impero.
Una seconda fase di questa operazione militare (e non solo tale) di Alessandro, lo vede intento a spingersi verso oriente fino a scontrarsi con il sovrano indiano Poro nel 326 sul fiume Idaspe nel Punjab odierno (primo contatto con gli elefanti da parte dei greci). A 33 anni, mentre progetta la circumnavigazione della penisola arabica muore improvvisamente.
Se è possibile seguire, ricostruendola anche sulla carta, l'operazione militare condotta da Alessandro nell'arco di anni indicato, non altrettanto semplice affrontare il tema degli effetti culturali della straordinaria conquista. Iniziamo quindi da una considerazione geopolitica. La conquista destinata a esercitare maggior impatto sullo scenario del periodo è senz'altro quella dei territori controllati dagli Achemenidi, i persiani. La spinta verso l'India, a confronto, non è così significativa, dal momento che non riesce a essere duratura.
Dato che Alessandro non si aspettava certo di morire e non aveva predisposto nulla in merito alla propria successione, la sua improvvisa scomparsa è seguita da una spartizione dei territori fra i diàdochi, i principali comandanti del suo immenso esercito. A Tolomeo di Lago, che fonda la dinastia dei Tolomei va l'Egitto, Cipro, il nordafrica fino a Cirene, parte della costa siro-palestinese, asia Minore e qualche isola dell'Egeo; a Seleuco, fondatore della dinastia dei Seleucidi, dall'Asia Minore all'India (che però ridiventa presto indipendente). Pergamo, Bitinia e Ponto restano nell'orbita ma sono indipendenti; Antigono Monoftalmo controlla Macedonia e Grecia (che continua a mirare all'indipendenza).
Solo un accenno, per ora, alla ben più rilevante, ma difficile da trattare, questione culturale. Si tratta di nuovo, come già avevo detto a proposito della lettura dell'Odissea, di riconoscere che fin dal mondo antico occidente e oriente, intesi come riferimenti culturali, depositi di cultura, di tradizioni, di valori che si esprimono in lingue differenti, che faticano a mettersi in relazione, si incontrano, si scontrano, si fondono, si rispettano o si guardano con sospetto, sono due entità con le quali chi si occupa di storia (e di letteratura, come nel nostro caso) non può trascurare. Soprattutto considerando che ancor oggi la questione è aperta: per quanto possano essere mutati gli scenari, siamo ancora qui a parlare di valori occidentali da difendere, di nord e sud del mondo, di barriere culturali, di muri, di frontiere, di contrasti.
Mi limito dunque a un'unica considerazione riassuntiva: il mondo che si delinea dopo la morte di Alessandro Magno, ridisegnato soprattutto, anche se non solo, dalle dinastie emergenti dei diàdochi, è quello che si definisce ellenistico, dalla lingua utilizzata come universale (della cultura, soprattutto) in questi territori, ovvero la lingua greca (elleni erano i greci). L'impronta ellenica non si limita ovviamente solo alla lingua che veicola cultura (anche commerci e altri tipi di comunicazione utilitaristica), ma condiziona anche altro. Per capire che cosa esattamente ci occuperemo di un luogo in modo particolare, all'interno del quale si riuniscono i principali intellettuali del periodo, studiosi di varia origine e con svariati interessi, ovvero la biblioteca di Alessandria d'Egitto. A questo affiancheremo un breve studio del processo che ha portato alla redazione di una delle più celebri traduzioni del mondo antico, ovvero la Bibbia dei 70, redatta nel III secolo a. C. per volontà di Tolomeo II che convoca presso la biblioteca 70 dotti giudei per realizzare questo testo destinato a rivestire una straordinaria importanza nei secoli successivi.
Dal libro di testo, pp. 266-270, oltre alle parti indicate nel testo sopra riportato e gli appunti presi in classe. Riporto sotto le domande relative alla cultura ellenistica
Dal libro di testo a cura di Bettini, pp. 266-270
Si lavora senza tablet (non ho prenotato computer) ma utilizzando il quaderno. Si leggono individualmente le pagine indicate e, dopo essersi eventualmente consultati col proprio vicino di banco, si risponde (in forma scritta e discorsiva, appunto sul quaderno) a queste domande:
1) In che modo l'inaugurarsi del periodo ellenistico e la nascita dei regni ellenistici favoriscono la diffusione della cultura greca?
La cultura greca si diffonde nel periodo ellenistico in quanto i sovrani dei regni costituitisi dopo la morte improvvisa di Alessandro Magno (i diàdochi che inaugurano dinastie) promuovono iniziative culturali e favoriscono i movimenti interni di popolazione da un regno all'altro. La cultura dominante, già per il macedone Alessandro, era comunque quella greca, per via dell'educazione ricevuta dal filosofo Aristotele.
2) Che cosa intendiamo con cultura greca?
Con cultura greca s'intende un insieme di conoscenze filosofiche, scientifiche, di modelli letterari e artistici e, in parte, anche di applicazioni tecnologiche.
3) Lingua greca e koiné non coincidono esattamente: cosa avviene nel passaggio dall'una all'altra?
4) Tanto la costruzione della biblioteca di Alessandria quanto la decisione di avviare la traduzione della Bibbia ebraica sono decisioni sovrane. Spiega di che cosa si tratti, ovvero per effetto di quali condizionamenti e necessità si proceda sia all'una sia all'altra operazione culturale.
5) Quali conseguenze dirette ha la traduzione della Bibbia dei 70?
6) Nel passaggio dall'epoca delle poleis a quella ellenistica si verifica un sostanziale cambiamento nell'atteggiamento culturale e sociale delle persone che vivono nei territori corrispettivi. Precisa di che cosa si tratti e quali ne siano le cause.
7) Aristotele, maestro di Alessandro Magno, è, insieme a Platone (che lo precede), il filosofo del periodo classico della Grecia. Tra le altre cose, a entrambi si devono riflessioni in tema di politica. In particolare Platone suggerisce che il potere debba essere detenuto da un gruppo ristretto di persone particolarmente intelligenti (filosofi), che si dedichino a realizzare il bene comune, mentre Aristotele è il teorico della necessità di creare una società organizzata all'interno della quale ogni cittadino (polìtes, abitante della polis) sia adeguatamente coinvolto e partecipe delle scelte collettive. In che direzioni si rivolgono, per quanto attiene alla politica, le scuole filosofiche di epoca ellenistica?
8) In che cosa si distingue una mentalità pratica da una teorica? Come viene condizionata l'idea di progresso collettivo a seconda del prevalere della prima o della seconda?
9) Quali sono le funzioni di una biblioteca, in particolare di quelle di Alessandria e di Pergamo che sono le più celebri e ricche di testi del mondo antico e in che senso rappresentano una messa in pratica di una vocazione universalistica?
10) Che cosa differenzia sostanzialmente la religione tradizionale dai cosiddetti culti misterici?
Commenti
Posta un commento