PIANO DELLE INTERROGAZIONI DI STORIA E CONTENUTI SPECIFICI
Ogni studente, all'inizio del colloquio, riceverà due domande scritte e avrà un paio di minuti per ordinare le idee e iniziare a esporre (durata prevista per ognuno una decina di minuti).
LUNEDI' 1° DICEMBRE Pietro, Valeria, Leonardo D., Alessandro D., Daniela
GIOVEDI' 4 DICEMBRE Samuele, Alessandro C. , Flavio, Antonella, Giacomo, Cesar, Domenico, Salvatore, Leonardo I.
GIOVEDI' 11 DICEMBRE Gabriele, Tommaso, Federico, Simone, Rania, Moreno, Sofia, Giorgia
GIOVEDI' 18 DICEMBRE Verifica di educazione civica (una domanda diversa per ognuno su foglio)
Riporto sotto elenco dettagliato dei materiali sui quali dovete prepararvi e le pagine del libro di testo da studiare. Ogni volta che spiegherò qualcosa di nuovo, rientrerà nella preparazione della settimana successiva (le spiegazioni di questa settimana, suddivise fra storia e educazione civica) rientreranno quindi nelle interrogazioni di lunedì prossimo. Durante le interrogazioni, vi dovrete occupare o della preparazione di storia (se non siete ancora stati interrogati) o di educazione civica, a proposito della quale riceverete, in data 24 novembre, una scheda che rientrerà nella preparazione alla verifica prevista per giovedì 18 dicembre (oltre a un post dedicato espressamente a educazione civica).
MATERIALE PER PREPARARSI
- Tutti i vostri appunti presi in classe.
- I seguenti post dal blog:
PREISTORIA E STORIA
Per restare coerente con il discorso introduttivo, imposto questa prima lezione come un percorso di accrescimento delle informazioni, di fuoriuscita dalla nebbia poniamoci una prima domanda insieme.
Superata e messa da parte la dottrina fissista (quella desunta da una interpretazione letterale della Bibbia e in particolare della Genesi), a dominare la ricostruzione della storia della Terra e degli esseri umani è stata la teoria evoluzionista, che dobbiamo alle intuizioni e alle ricerche di Charles Darwin (il suo testo L'origine delle specie risale al 1859): tutte le specie viventi si sono evolute nel corso del tempo, si sono selezionate competendo per la sopravvivenza, in base a una legge di adattamento permanente all'ambiente circostante. Secondo questa teoria, alla quale sono ancora estranee tutte le scoperte successive della genetica, sono gli ambienti a determinare qualsiasi mutamento delle specie.
La scienza che ha maggiormente contribuito a ricostruire l'evoluzione degli esseri umani è la paleoantropologia, una delle cosiddette scienze ausiliare (ovvero che aiutano) al cui concorso si ricorre per la ricostruzione della preistoria. Grazie alla paleoantropologia si è definito il processo di ominazione, ossia l'origine e lo sviluppo nel tempo di una specie di mammiferi che si evolve da un grado di partenza (60 milioni di anni fa i primati), alle scimmie antropomorfe che si diramano in due direzioni intorno a 6-7 milioni di anni fa, portando agli scimpanzè da una parte e agli ominidi dall'altra. Questi ultimi sono poi distinti in australopitechi e sapiens. L'australopiteco, risalente a 4,2 milioni di anni fa è originario dell'Africa centro-orientale, come risulta supportato dal ritrovamento in Tanzania nel 1974 dello scheletro denominato Lucy, corrispondendo a un soggetto femminile alto 110 cm e del peso di 30 Kg, capace di mantenere stazione eretta sugli arti posteriori e probabilmente ancora abituato a dormire sugli alberi. La comparsa degli ominidi è comunque oggetto di rettifiche temporali, connesse con le scoperte: di recente è stata retrodatata a 6-7 milioni di anni fa.
Il genere homo (2,5 milioni, Africa centro orientale) si distingue in habilis (capace di costruire e usare rozzi strumenti), erectus (1,5 milioni, scopre il fuoco e usa il linguaggio), Neanderthal (300000 anni fa, usa utensili più raffinati, utilizza metalli, pratica sepoltura dei morti), sapiens (40000 anni fa, arriva in Europa dal Medio Oriente, ma prima ancora sempre dall'Africa).
La ricostruzione di questo processo evolutivo, che ho riprodotto solo sommariamente, ha ricevuto negli ultimi anni il contributo della genetica. Precisamente negli anni Novanta del Novecento, Allan Wilson e Svante Pääbo hanno iniziato a sequenziare frammenti di DNA fossile e a studiare il DNA mitocondriale di Neanderthal, pubblicando i risultati nel 1997: per la prima volta si poteva confrontare geneticamente un ominide estinto con l’Homo sapiens moderno.
L'acquisizione più significativa derivante da questi ultimi studi è che il concetto di razza, applicato agli umani, è del tutto infondato: il patrimonio genetico è infatti identico a tutte le latitudini e indipendentemente da tratti secondari sviluppati in risposta a situazioni ambientali. Gli esseri umani provengono tutti da un medesimo ceppo. Le razze sono un'invenzione priva di fondamento biologico e la specie umana è una sola, quella definita Homo sapiens sapiens.
Le fonti della preistoria sono archeologiche (resti di abitazioni, villaggi, strumenti, ceramiche, armi, ornamenti, strutture come dolmen, menhir, cromlech, sepolture con corredi funerari; paleoantropologiche (resti fossili di ossa e scheletri umani, crani, denti, ossa lunghe, che aiutano a capire l’evoluzione fisica della specie); fonti paleoambientali (pollini fossili, sedimenti, resti di piante e animali, che raccontano il clima e l’ambiente naturale in cui vivevano gli uomini preistorici); fonti artistiche e simboliche (pitture rupestri, incisioni su rocce e oggetti, sculture come le “Veneri paleolitiche”, che testimoniano credenze, riti e forme di comunicazione non scritta); fonti etno-antropologiche (comparative, si servono dell'osservazione delle popolazioni attuali che vivono ancora con tecniche simili a quelle preistoriche, caccia, raccolta, strumenti litici, utile come termine di paragone).
Dal punto di vista dell'evoluzione culturale, i periodi della preistoria si distinguono in paleolitico, mesolitico e neolitico. Oltre a fare riferimento ad abilità che si vanno raffinando (creazione di oggetti e non solo utilizzo di oggetti naturali per uno scopo determinato), denotano anche cambiamenti significativi a livello di organizzazione sociale (passaggio dal nomadismo alla sedentarietà, suddivisione dei compiti in caccia e raccolta, solidarietà e cooperazione, abbozzo di strutture sociali). Altri punti di svolta sono la scoperta del fuoco, la nascita del linguaggio, il culto dei defunti e altri ritualismi di carattere religioso. Tutto questo si verifica già nel tardo paleolitico, mentre al mesolitico facciamo risalire l'addomesticamento degli animali, a seguito del quale si verifica la rivoluzione agricola che dà inizio al neolitico e, in maniera differenziata epocalmente nelle varie zone del mondo, all'inizio della storia, con la rivoluzione urbana e le grandi civiltà.
La ricostruzione storica, da questi ultimi punti di svolta indicati, può iniziare ad avvalersi anche di fonti scritte. Un'ultima precisazione deve però a questo punto riguardare le fonti dirette distinte dalle indirette. Le prime sono prodotte con l’intenzione consapevole di lasciare memoria ( iscrizioni, leggi, cronache, diari, atti notarili, registri parrocchiali, archivi amministrativi, ossia documenti scritti che mirano a trasmettere informazioni a chi verrà dopo), le seconde non nascono per raccontare la storia, ma sono oggetto di interpretazione da parte dello storico (utensili, monete, edifici, sepolture, resti ossei, quadri, opere letterarie, canzoni popolari).
RIVOLUZIONI DELLA PREISTORIA
Preistoria e storia, che abbiamo imparato a tenere distinte e differenziare, sono tuttavia accomunate da una circostanza: entrambe sono attraversate da rivoluzioni. Nel periodo paleolitico (il più antico, rispetto al mesolitico e al neolitico), destinato a durare (con variabilità locali) fino al 10000 a.C., l'homo habilis (sulla Terra, pare, da 2,5 milioni di anni) è protagonista della rivoluzione del fuoco, datata approssimativamente 500000 anni fa. Si tratta, a tutti gli effetti, di una rivoluzione che riguarda la dimensione culturale, da intendersi come quella in cui avvengono cambiamenti che riguardano la maniera di vivere (da cultus coltivazione), dal momento che il fuoco permette di cuocere i cibi (variando così la dieta), difendersi dagli animali aggressivi, manipolare alcuni materiali con più facilità, riscaldarsi; in aggiunta a questo, favorisce persino la socialità: intorno al fuoco si comunica e, con l'evolversi del linguaggio, prende forma il racconto orale che darà poi origine alle prime manifestazioni di arte poetica. Il fuoco, insomma, modifica positivamente (è un fattore evolutivo) il modo di vivere dei gruppi umani.
L'addomesticamento è un fenomeno che si sviluppa nell'arco di almeno due millenni, all'incirca a partire dal 10000 a.C., e comunque nel mesolitico. Dal primo animale addomesticato, il cane (discendente da lupi o sciacalli), si passa all'addomesticamento di capre e bovini.
Intorno all'8000, sempre con grande varietà a seconda delle zone, si entra nel neolitico, durante il quale ha luogo la rivoluzione agricola. Dal Medio Oriente, all'America Meridionale, alla Cina all'Europa, appunto con tempistiche differenti, l'agricoltura si sviluppa attraverso il ricorso a tecniche di sfruttamento del suolo, comportando la sedentarizzazione di gruppi umani che fino a quel momento avevano alternato nomadismo e spostamenti sul territorio. Gli storici hanno denominato mezzaluna fertile un esteso territorio situato in medio-oriente lungo il corso dei fiumi Tigri e Eufrate e a partire dalle coste del Mediterraneo, in cui forse prima che altrove si sarebbero sviluppate tecniche via via più evolute di sfruttamento del terreno, complice anche una peculiare varietà di specie vegetali presenti. Oltre a questo territorio, nella medesima zona, si trova anche la valle del Nilo, altra zona estremamente favorevole all'agricoltura.
Anche la rivoluzione agricola ha una portata culturale estesa, promuovendo ad esempio la nascita di forme di religiosità collegate con la fertilità della terra e, per via analogica, con quella delle donne. Reperti archeologici suffragano questa connessione, dal momento che sono state ritrovate raffigurazioni di soggetti femminili con fianchi e seni abbondanti, di cui si è ipotizzato che fossero divinità agricole. Anche più evidente l'effetto della rivoluzione agricola sul raffinamento degli strumenti e delle tecniche funzionali alla produttività dei terreni: dal sistema della rotazione (maggese) al ricorso all'aratro, all'introduzione della ruota per il trasporto, anche in questo caso si tratta di un processo evolutivo che non rispetta le stesse tempistiche in ogni luogo del mondo, ma si replica comunque con caratteristiche simili. Di pari passo con lo sviluppo agricolo avviene anche quello delle tecniche di lavorazione dei materiali: le riserve di cibo che l'agricoltura richiede e consente di accumulare devono infatti essere conservate, e questo incentiva la costruzione di recipienti adatti allo scopo. Intorno al 6000 a.C., si sviluppa anche la lavorazione del lino e della lana.
Ultima rivoluzione dell'età primitiva in ordine di tempo è quella urbana, in stretta relazione con la precedente agricola. A favorirla, in particolare, sono i citati fenomeni della sedentarizzazione, dell'accumulo e della diversificazione di attività collegate con l'agricoltura (artigianato, commercio). Ulteriori diversificazioni riguardano la necessità di difesa e quella di organizzazione complessiva, nonché di attività ancora più raffinate, come i culti religiosi e pratiche funerarie (inumazioni). La rivoluzione urbana, all'incirca dall'VIII secolo, consiste in una progressiva evoluzione di insediamenti dapprima di ridotte dimensioni (villaggi) poi sempre più estesi (Gerico e Katal Huyuk arrivavano rispettivamente a 2000 e 5000 abitanti.
Dal Nilo al Tigri ed Eufrate, dunque, si sviluppano insediamenti urbani e tecniche di controllo delle acque fluviali, finalizzate a rendere fertili i terreni nelle stagioni propizie con sistemi di canalizzazione e contenimento delle acque (dighe, terrapieni, argini, canali). Il processo è lento ma costante e accompagna il sorgere delle cosiddette grandi civiltà.
La struttura degli insediamenti urbani, descritta in termini generali, consiste in una forma di specializzazione degli edifici: al centro si trovano quelli destinati a ospitare le funzioni economiche e amministrative, generalmente protetti da una cinta muraria difensiva, all'interno della quale col tempo si collocano anche gli edifici di culto; man mano che ci si allontana dal centro si trovano le abitazioni dei soggetti incaricati della produzione (artigianale) e poi, avvicinandosi alla campagna, quelle dei lavoratori della terra, che producono per il fabbisogno di tutti, ottenendo in cambio la protezione da eventuali attacchi esterni. Si delineano così i primi centri di potere che corrispondono ad altrettante funzioni sociali: sovrani (amministrazione, comando dell'esercito), sacerdoti (culti). Naturalmente, nelle prima fasi dell'urbanizzazione, singoli edifici possono essere utilizzati per più scopi: ad esempio nei palazzi, oltre a vivere sovrani e funzionari, potevano trovarsi anche magazzini e botteghe artigianali, così come nei templi potevano esserci magazzini per riserve agricole o oggetti d'artigianato. A differenziare sostanzialmente le gestione delle risorse nel passaggio dall'organizzazione a villaggi a quella urbana è il sistema di controllo: esso è organizzato gerarchicamente, non prevede più la condivisione collettiva.
Intrecciato con la rivoluzione urbana è infine il periodo che coincide con la cosiddetta età dei metalli. Estesa dal 5000 al V secolo a. C., percorre un itinerario che va dal rame, al bronzo, al ferro e coinvolge i sistemi di lavorazione e la tecnologia che ne può derivare. I metalli vengono anche utilizzati, a un certo punto, negli scambi commerciali, come transizione dal baratto al ricorso della moneta, che verrà successivamente inventata.
Le rivoluzioni del periodo preistorico alle quali ho fatto riferimento in questa lezione sono quindi caratterizzate dal fatto di essere eventi che si protraggono molto nel tempo (a differenza delle rivoluzioni politiche di epoca storica, la cui durata temporale è ridotta) e che manifestano i loro effetti a livello economico, sociale e culturale.
RELIGIONI MONOTEISTE NELL'AREA MEDIORIENTALE
Religioni monoteiste
Le tre grandi religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo, islam) sono nate tutte in Medio Oriente. Condividono la fede in un unico Dio e radici comuni: tutte riconoscono Abramo come patriarca. Questa concentrazione di luoghi sacri per milioni di credenti rende la regione centrale per la storia religiosa mondiale e, purtroppo, anche terreno di conflitti per il controllo dei luoghi santi, specialmente Gerusalemme.
Territori creati a tavolino
Dopo la Prima Guerra Mondiale e la fine dell'Impero Ottomano, Francia e Gran Bretagna (accordi Sykes-Picot, 1916) divisero il Medio Oriente tracciando confini artificiali con righello e matita, ignorando le realtà etniche, religiose e tribali locali. Questi confini "innaturali" hanno creato Stati che raggruppano popolazioni diverse o dividono popoli omogenei, generando instabilità e conflitti che durano ancora oggi.
Nazionalismo panarabo
Movimento politico degli anni '50-'60 che mirava a unire tutti i popoli arabi in un'unica grande nazione, superando i confini coloniali. Leader come Nasser (Egitto) promuovevano l'unità araba contro l'Occidente e Israele. Il progetto fallì per rivalità interne, differenze politiche e religiose, ma l'idea di solidarietà araba rimane influente nella regione.
Sunniti
Rappresentano circa l'85% dei musulmani mondiali. Credono che i leader della comunità islamica debbano essere scelti dal consenso dei credenti. Seguono la tradizione del Profeta (Sunna) e accettano i primi quattro califfi come guide legittime. Maggioritari in paesi come Arabia Saudita, Egitto, Turchia.
Sciiti
Circa il 15% dei musulmani. Credono che la leadership spetti ai discendenti di Ali, cugino e genero del Profeta Muhammad. Riconoscono gli imam come guide spirituali infallibili. Maggioritari in Iran, Iraq, Bahrein e significativi in Libano. Le tensioni sunniti-sciiti alimentano molti conflitti attuali nella regione (Yemen, Siria, Iraq).
FRUTTI DELLE RIVOLUZIONI: CIVILTA' STRUTTURATE (solo per punti, appunti)
La Civiltà Mesopotamica
1. Collocazione geografica e cronologica
- Dove: Mesopotamia significa "terra tra i fiumi" (Tigri ed Eufrate), nell'attuale Iraq
- Quando: circa 3500 a.C. - 539 a.C. (conquista persiana)
- Regione della Mezzaluna Fertile, territorio favorevole all'agricoltura
2. I popoli principali
- Sumeri (3500-2000 a.C.): primi abitanti, fondatori delle prime città-stato
- Accadi (2350-2150 a.C.): unificarono la Mesopotamia sotto Sargon
- Babilonesi (1900-539 a.C.): massimo splendore con Hammurabi
- Assiri (1365-609 a.C.): impero militare potente e organizzato
3. Organizzazione politica
- Inizialmente città-stato indipendenti (Ur, Uruk, Lagash)
- Ogni città governata da un re-sacerdote (patesi o lugal)
- Evoluzione verso grandi imperi unificati
- Forte legame tra potere politico e religioso
4. Società
- Società gerarchica e piramidale:
- Re e sacerdoti al vertice
- Funzionari, scribi, mercanti
- Artigiani e contadini
- Schiavi (prigionieri di guerra)
5. Economia
- Base agricola: cereali, orzo, datteri
- Sistema di irrigazione complesso (canali, dighe)
- Commercio sviluppato via terra e fiume
- Uso del baratto prima, poi della moneta-peso (argento)
6. Innovazioni fondamentali
- Scrittura cuneiforme (3200 a.C.): una delle prime forme di scrittura
- Ruota per trasporti e ceramica
- Aritmetica: sistema sessagesimale (base 60) ancora usato per tempo e angoli
- Astronomia: studio dei movimenti celesti, calendario lunare
- Codice di Hammurabi: primo codice di leggi scritte (1750 a.C.)
7. Religione
- Politeista: numerose divinità legate a fenomeni naturali
- Divinità principali: Anu (cielo), Enlil (aria), Ea (acqua), Ishtar (amore e guerra)
- Ziggurat: templi a gradoni, centro della vita religiosa
- Credenza nell'aldilà come luogo cupo e oscuro
8. Architettura
- Uso di mattoni di argilla cruda (adobe)
- Ziggurat: strutture monumentali a terrazze
- Palazzi reali decorati con rilievi
- Mura difensive intorno alle città
9. Arte e cultura
- Rilievi narrativi su pietra
- Sigilli cilindrici decorati
- Epopea di Gilgamesh: primo grande poema epico
- Sviluppo della matematica e dell'astronomia
10. Eredità storica
- Fondamenti della scrittura e del diritto
- Base per lo sviluppo di civiltà successive
- Innovazioni tecniche e scientifiche ancora influenti
- Modello di organizzazione urbana e statale
Inizi del XVIII secolo a.C., Hammurabi sale al trono di Babilonia, la Mesopotamia è suddivisa in vari regni (Larsa a sud e Assiria a nord).
- Scopo principale del re è ristabilire la giustizia sul paese
- Hammurabi non vuole essere considerato una divinità come gli altri re, si proclama piuttosto pastore del suo popolo e rispetta le tradizioni dei vinti, senza imporre la cultura babilonese
- Testimone di questo atteggiamento è la stele del codice, sulla quale compare il dio Shamash e non la principale divinità babilonese, Marduk.
- La stele continua ad essere studiata e copiata per molti secoli, fino a quando Assurbanipal d’Assiria (re dal 668 al 631 a.C.) devasta l’acropoli della capitale elamita nel VII secolo a.C. e provoca probabilmente la caduta e la rottura del monumento babilonese, che rimane nascosto sotto le rovine della città, fino alla sua scoperta, avvenuta fra il 1901 e il 1902.
- La stele si presenta come un monolite di diorite nera, alto 2,25 metri e accuratamente lisciato: ha la forma di un cippo slanciato, che conserva ancora evidenti le irregolarità del blocco di pietra dal quale fu ricavato. Sulla parte inferiore del monumento, che ha forma quasi cilindrica, è inciso il testo del codice. Verso l’alto la stele si arrotonda, la sommità è lunata e la parte frontale superiore è tagliata per far posto ad una scena a rilievo.
- In essa è raffigurato Hammurabi al cospetto di Shamash, divinità solare e della giustizia: ha una lunga barba e un abito a balze, è seduto su un seggio che riproduce la facciata tipica di un tempio mesopotamico.
- Gli attributi divini sono evidenti: sul capo porta la classica tiara con quattro paia di corna, raffigurate straordinariamente di profilo; due fasci di raggi solari si propagano dalle sue spalle come a dissipare le ombre e a portare la luce della giustizia; i piedi sono posati su un piedestallo a scaglie, raffigurazione dei monti dell’est dai quali sorge quotidianamente il Sole. Il dio legittima la sovranità del re e le sue leggi consegnandogli un bastone e un cerchio, strumenti di potere e di giustizia, la cui importanza simbolica è abilmente sottolineata dallo scultore, che li pone nel centro esatto della composizione.
- Il bastone e il cerchio, o il picchetto e la corda, sono attrezzi di misurazione, impiegati per la costruzione degli edifici, che diventano simbolo del re costruttore, il quale li utilizzava nelle cerimonie di fondazione dei templi.
IL CODICE
- Il testo del codice è iscritto in quasi 4000 colonnine verticali che iniziano sotto il rilievo di Shamash e procedono verso la figura del re, susseguendosi e ricoprendo pressoché la totalità della superficie della stele.
- Il testo è composto da tre sezioni principali: la prima è un lungo prologo nel quale si narra di come i grandi dèi Anu ad Enki, dopo aver dato al dio Marduk il potere sulle genti, chiamarono Hammurabi, re pio e devoto, affinché migliorasse la condizione del popolo, proclamando la giustizia e distruggendo il male, illuminando il paese come il dio Shamash.
- L’esaltazione delle capacità politiche e delle qualità morali di Hammurabi è ripresa nella terza parte, l’epilogo, nel quale si sottolinea come le leggi siano state incise sulla stele per proteggere i deboli, gli orfani e le vedove.
- Il re invita chiunque sia oppresso ad andare alla stele ad ascoltare le sue parole che non saranno mai cancellate. Chiunque proverà a cancellarle o non le ascolterà sarà vittima delle maledizioni dei grandi dèi.
- La sezione più lunga è la seconda, che contiene le 282 leggi del codice, ordinate in base agli argomenti trattati in gruppi più o meno omogenei, spesso collegati l’uno all’altro per analogia.
- All’articolo 125, che tratta del furto di beni dati in deposito, segue un articolo sulla falsa denuncia di un furto, quindi un altro sulla falsa denuncia verso una sacerdotessa o una donna sposata. Da qui parte una lunga sezione di leggi dedicate prima al diritto matrimoniale, poi a quello familiare, che si conclude con il famoso articolo 196: Se un uomo causa la perdita di un occhio del figlio di un altro uomo, sia condannato all’accecamento di un occhio. Questa è un’applicazione della legge del taglione, cioè l’assegnazione di una pena commisurata al danno commesso, utilizzata soprattutto per reati che comportano l’uso della violenza o provocano danni fisici e che, secondo i casi, può essere inflitta al condannato o a un suo parente.
- Le leggi ci permettono di ricostruire anche la struttura sociale babilonese: sopra tutti ci sono gli awilum, gli uomini, economicamente autonomi, proprietari terrieri o alti funzionari; seguono i meshkenum, i prostrati, cioè i poveri, i cittadini privi di mezzi di produzione e quindi non indipendenti economicamente, costretti a lavorare per lo stato o per un awilum; infine si trovano i wardum, gli schiavi acquistati in paesi stranieri o ottenuti come bottino di guerra.
- Le punizioni corporali, pressoché assenti nelle precedenti leggi sumeriche, sembrano essere inflitte solo se l’accusato è un awilum, forse per dare un valore esemplare alla punizione o forse riprendendo vecchie usanze tribali semitiche. La classe dirigente babilonese, infatti, non ha origini sumeriche ma amorree. Per i mushkenu si utilizzano, invece, soprattutto le pene pecuniarie o l’asservimento.
- Quello del taglione non è l’unico principio utilizzato per stabilire le pene; molto comune è l’uso del contrappasso, con l’inflizione di una pena che colpisce la parte del corpo con la quale è stato commesso il reato o che ricorda simbolicamente la colpa, ad esempio tagliando la mano ai ladri o facendo annegare gli adulteri legati insieme.
ALTRI CODICI ARCAICI
- Il Codice di Hammurabi non è la prima raccolta di leggi. Una società, per piccola che sia, non può sopravvivere senza norme e gli uomini vivono da sempre in conformità a determinati comportamenti, magari non scritti e tramandati oralmente di generazione in generazione.
- Dopo la nascita della scrittura, bisogna attendere vari secoli per trovare una vera raccolta di leggi, ma i tentativi di ristabilire la giustizia o di restaurare la libertà che si trovano menzionati nelle iscrizioni dei re sumerici di Lagash fra XXIV e XXII secolo a.C. Sono chiaramente dei tentativi di regolamentazione e di controllo dei soprusi.
- Il più antico codice che è parzialmente giunto a noi è quello scritto in sumerico di Ur-Namma, primo re della III Dinastia di Ur. Il sovrano, il primo ad unire in un unico regno genti sumeriche e semitiche, diventando re di Sumer e di Akkad, decide forse di far redigere un codice scritto per la necessità di uniformare le norme diverse che regolano la vita dei due popoli. I 32 articoli che lo compongono non possono coprire ogni campo della giustizia ed è probabile che queste leggi servano solo a regolamentare le questioni controverse o a modificare alcune regole già in vigore, forse mai scritte ma ben note ai giudici.
- La lunga fortuna di cui gode il Codice di Hammurabi per tutta la storia giuridica mesopotamica è dimostrata dalle sue numerose copie, sia coeve sia posteriori, incise su pietra o su tavolette d’argilla.
- Della più antica versione rimane solo il prologo, nel quale mancano vari riferimenti ai benefici dispensati dal re alle città annesse al suo regno. Per questo si ritiene che la stele, incisa alla fine del regno di Hammurabi, contenga la trascrizione di un testo composto tempo prima, aggiornato più volte nel corso degli anni.
- Non scrivono leggi solo le genti mesopotamiche, ma anche i loro vicini, gli Ittiti a nord e gli Ebrei a sud-ovest. Due codici ittiti composti intorno alla metà del II millennio a.C. sono per molti aspetti simili a quelli assiro-babilonesi, ma con la pena pecuniaria che prevale sulla legge del taglione, ampiamente utilizzata invece nelle leggi ebraiche composte fra il IX e il V secolo a.C. e contenute nella Torah (la Legge), in particolare nei libri del Levitico e del Deuteronomio.
Come accade con la Mesopotamia, anche il territorio nel quale si insedia la civiltà egizia è caratterizzato dalla presenza di un fiume imponente, il Nilo, che lo attraversa dalle sorgenti a sud al delta a nord per circa 1200 chilometri, costituendo al contempo una via di comunicazione e una fonte di arricchimento, ovvero un fertilizzante, del suolo, attraverso il limo riversato durante le inondazioni.
Seguendo i ritmi evolutivi già delineati studiando la rivoluzione agricola, la popolazione nilotica, nel corso del IV millennio, perfeziona le proprie tecniche di contenimento e regolamentazione dei flussi d'acqua, di coltivazione del terreno attraverso strumenti agricoli e ricorrendo ad animali, specializzandosi e arrivando a costituire unità politiche territoriali via via più grandi. Intorno al 3200 a. C. sono già riconoscibili due regni, denominati Alto e Basso Egitto, collocati rispettivamente alla parte meridionale e settentrionale del territorio, che vengono unificati da un sovrano del sud in un unico dominio. Da questo momento, la storia dell'Egitto si ricostruisce attraverso le sue dinastie regnanti.
Prima di trattare queste ultime, ci soffermiamo ancora sulle caratteristiche del territorio: a delimitarlo molto nettamente sono due mari (Mediterraneo a nord, Rosso a est), il deserto a ovest, la prima cataratta del Nilo (un abbassamento del terreno) a sud. Questa configurazione molto chiusa rappresenta un fattore difensivo di grande rilievo, senza arrivare a ostacolare comunicazioni pacifiche e economicamente produttive con gli altri popoli. I principali contatti commerciali avvengono verso sud in direzione della Nubia (miniere d'oro), verso est (pietre preziose, oro), mentre tutta la zona irrigata dal Nilo ospita cospicue attività agricole e pastorali. Infine, con lo sviluppo della navigazione, anche la direzione del mar Mediterraneo è di cruciale importanza per i commerci.
Il susseguirsi delle dinastie si riassume nell'identificazione di quattro periodi: protodinastico, Antico Regno, Medio Regno e Nuovo Regno, in un arco di millenni dal 3100 al 1070 circa. L'Egitto entra in un periodo di decadenza a partire da quest'ultima datazione, diventando terra di conquista prima dei persiani, successivamente di Alessandro Magno (nel IV secolo a. C.) e infine dei romani nel I secolo a. C.
La conformazione della società egizia è gerarchica, a classi sociali più simili a caste in quanto particolarmente chiuse al loro interno. Il potere assoluto è detenuto dal sovrano che, con il nome di faraone, è considerato un'incarnazione della divinità suprema del pantheon egizio, ossia del dio Ra, rappresentato nell'iconografia con il disco solare e quindi identificato con il sole. In casi del genere, il tipo di governo viene definito teocratico, per via dell'unione di due termini greci che significano rispettivamente dio e potere. In quanto incarnazione della divinità, il sovrano è garante di tutto quello che avviene nel cosmo, sulla Terra e all'interno del suo regno: dall'andamento delle stagioni, alle piene del fiume, ai raccolti, alle attività dei sudditi all'interno dei suoi possedimenti. Da lui dipende tutto (questa è l'essenza della teocrazia).
FOCUS TEOCRAZIA (con appunti)
Definizione ed etimologia
Teocrazia deriva dal greco theós (θεός = dio) e krátos (κράτος = potere, governo). Indica un sistema politico in cui il potere è esercitato in nome della divinità o direttamente da rappresentanti religiosi.
Caratteristiche principali
Legittimazione del potere
- L'autorità politica deriva direttamente da Dio o dagli dei
- Il sovrano o i governanti sono considerati intermediari divini, incarnazioni divine o interpreti della volontà divina
- Le leggi dello stato coincidono o derivano dalle leggi religiose
Struttura del potere
- Teocrazia diretta: il sovrano è considerato dio o incarnazione divina (es. faraone egizio)
- Teocrazia indiretta: il potere è esercitato da sacerdoti o guide religiose che interpretano la volontà divina
- Assenza di separazione tra sfera religiosa e sfera politica
Esempi storici
Antico Egitto
- Il faraone come incarnazione del dio Ra
- Responsabilità cosmiche e terrestri del sovrano
- Continuità dinastica sacralizzata
Altre civiltà antiche
- Mesopotamia: i re come vicari degli dei in terra
- Tibet: governo dei Dalai Lama (fino al 1959)
- Città-stato sumere: il tempio come centro politico-economico
Esempi moderni
- Città del Vaticano: stato governato dal Papa
- Iran: Repubblica Islamica con la Guida Suprema religiosa
- Alcuni califfati storici islamici: unione di potere religioso e politico
Funzioni della teocrazia
Controllo sociale
- Le leggi divine sono immutabili e indiscutibili
- La disobbedienza politica diventa sacrilegio religioso
- Forte coesione sociale attraverso la religione condivisa
Legittimazione delle decisioni
- Ogni scelta politica è giustificata come volontà divina
- Riduzione del dissenso attraverso l'autorità sacra
- Stabilità del sistema di potere
Organizzazione della società
- Gerarchie sociali riflettono l'ordine cosmico
- Ruolo centrale di sacerdoti e classe religiosa
- Rituali religiosi come eventi politici
Differenze con altri sistemi
Monarchia assoluta
- Nella monarchia il re ha potere totale ma non necessariamente divino
- Nella teocrazia il sovrano è dio o suo rappresentante diretto
Democrazia
- Nella democrazia il potere deriva dal popolo
- Nella teocrazia il potere deriva dalla divinità
Stato laico
- Separazione netta tra religione e politica
- Nella teocrazia questa separazione non esiste
Vantaggi e limiti
Aspetti funzionali
- Forte coesione sociale e identitaria
- Sistema di valori condiviso
- Stabilità del potere costituito
- Legittimazione efficace delle decisioni
Criticità
- Assenza di pluralismo religioso e politico
- Difficoltà di evoluzione e riforma
- Rischio di abusi in nome della religione
- Limitazione delle libertà individuali
- Conflitto potenziale con chi professa altre fedi
Teocrazia nell'Egitto faraonico
Specificità egizie
- Il faraone non è solo rappresentante ma incarnazione del dio
- Responsabilità del sovrano per l'ordine cosmico (maat)
- Culto funerario come continuazione del potere divino
- Architettura monumentale (piramidi, templi) come affermazione del potere teocratico
Conseguenze pratiche
- Impossibilità di contestare il faraone senza commettere empietà
- Ruolo centrale dei sacerdoti nell'amministrazione
- Grande ricchezza dei templi
- Costruzioni monumentali per glorificare il sovrano-dio
Riflessioni conclusive
La teocrazia rappresenta uno dei più antichi sistemi di governo dell'umanità, particolarmente efficace nelle società dove la religione costituiva il principale fattore di coesione sociale. La sua persistenza in alcune forme moderne dimostra come il legame tra religione e potere politico rimanga una questione rilevante anche nel mondo contemporaneo.
SCRITTURA E RELIGIONE A SUPPORTO DELLA TEOCRAZIA
La scrittura è, sappiamo già, al principio di una delle rivoluzioni che determinano svolte nel percorso dell'umanità delle origini: la nascita di questa tecnica ha dato origine infatti all'inizio della storia, così distinta dalla preistoria. Non si tratta però di una tecnica condivisa immediatamente da tutti, o alla portata di tutti (come può essere l'agricoltura), in quanto richiede un grado di specializzazione che si traduce inevitabilmente in un privilegio e in un potere. Quanto questo sia vero è sostenibile tanto ricorrendo a esempi tratti dalla civiltà babilonese quanto da quella egizia. Un breve accenno alla prima: la scrittura cuneiforme dei sumeri è quella in cui il sovrano babilonese Hammurabi dà ordine di redigere il codice che prende il suo nome, compiendo un atto documentato come la prima operazione di fissazione in forma scritta di leggi e precetti fino a quel momento trasmesse oralmente e soggette ad arbitrio. Nel suo caso si dimostra facilmente quanto proprio la scrittura concorra a rendere ancor più potente e radicato un potere che si stava consolidando sul territorio e mirava a mantenersi ancora per molto tempo, anche grazie al contributo di questa tecnica appena scoperta. Il caso degli egizi è ancora più eloquente. Nella società egizia, che abbiamo già definito gerarchica e piramidale, a caste (piuttosto che a classi), la specializzazione che comporta il ricorso alla scrittura dà luogo alla nascita di una casta situata in una posizione gerarchicamente alta, quella degli scribi. Oltre a essere istruiti per padroneggiare la tecnica di scrittura (nei cui dettagli entreremo tra poco) gli scribi facevano parte di una strutturata burocrazia, che rispondeva agli ordini di un vizir, la cui posizione era immediatamente al di sotto del faraone. Gli scribi erano quindi funzionari, ulteriormente gerarchizzati al loro interno (gradi superiori operanti presso la corte del faraone, inferiori nelle periferie del regno). A prescindere dall'incarico che ricoprivano e dalla posizione periferica o centrale, tutti gli scribi dovevano padroneggiare una tecnica comunicativa complessa, dei cui dettagli ora ci addentriamo brevemente.
La scrittura egizia nasce pittografica: i segni utilizzati per la comunicazione scritta sono disegni che rappresentano cose o oggetti, ovvero si definiscono ideogrammi, segni che rappresentano idee. Analogamente a quello che avviene con la scrittura cuneiforme, anche il geroglifico egizio si evolve nella direzione di una scrittura fonetica, che si serve dei segni per indicare i suoni che compongono le parole. Ne consegue che per indicare un singolo oggetto si poteva ricorrere a più di un geroglifico che componeva il termine corrispettivo per via dei suoni che si utilizzavano per dirlo. A quel punto, quindi, si parla di fonemi come strutture componenti le parole e la scrittura diventa appunto fonetica. La decifrazione della scrittura egizia ha ricevuto un fondamentale contributo dal reperimento della stele di Rosetta (1799, località del Basso Egitto), una lastra di pietra, per la quale si è convenuto su una datazione risalente al II secolo a.C., che reca lo stesso testo espresso in tre scritture: geroglifico, demotico e greco. Il glottologo francese Jean-François Champollion poté così decifrare molti geroglifici per via comparativa con il ben noto alfabeto greco. La scrittura geroglifica, di cui la demotica rappresenta una semplificazione dettata da necessità pratica, deriva la sua denominazione dal greco ieros ovvero sacro, e glifo, sempre dal greco, incido. La scrittura geroglifica riconduce quindi, anche solo dalla definizione, all'ambito religioso. La classe (casta) sacerdotale, appaiabile gerarchicamente (per quanto anch'essa al suo interno suddivisa) a quella degli scribi, deteneva con loro il privilegio della scrittura. Dai sommi sacerdoti preposti al culto delle divinità maggiori, al basso clero (divinità minori del foltissimo pantheon egizio), tutti venivano istruiti a scrivere, al fine di determinare e tramandare con precisione conoscenze e culti pur sempre destinati a contribuire alla compattezza e alla potenza della civiltà e dello stato egizio. A conferma di questa convergenza di interessi, il fatto che la casta sacerdotale, soprattutto ai suoi gradi superiori, detenesse importanti ricchezze fondiarie e avesse al suo servizio una parte cospicua di popolazione (artigiani di ogni genere, contadini, soldati).
Evidenziato il nesso tra potere, scrittura e religione, approfondiamo ora quest'ultima, sia per quanto riguarda il pantheon sia per quanto riguarda specifici culti e pratiche. Il pantheon egizio si configura inizialmente zoomorfico: le divinità hanno fattezze animali (coccodrillo, gatto, ibis, bue, sciacallo; successivamente si aggiungono elementi naturali analogamente divinizzati: il Nilo, il Sole. Un contributo importante alla delineazione della religione proviene dal mito di Iside, Osiride, Oro e Seth, che rappresenta una trasposizione simbolica di due usanze radicate nella cultura e civiltà egizie: quella relativa alla trasmissione del potere (tra consanguinei, comprese le nozze fra fratello e sorella faraoni) e quella relativa all'imbalsamazione dei faraoni defunti. Il mito in questione si può quindi riassumere tenendo presenti queste corrispondenze con la forma statale e la cultura di cui ci stiamo occupando. Il dio Osiride era sposato con sua sorella Iside. Seth, fratello della coppia, invidia la loro armonia e unità, uccide quindi Osiride, ne fa a pezzi il corpo e lo disperde in vari luoghi del mondo. La sposa inconsolabile si dedica allora a recuperare il corpo smembrato del marito e lo ricompone: grazie all'imbalsamazione ne ottiene la rinascita e i due hanno un figlio, di nome Oro (rappresentato come un falco) che vendica il padre uccidendo Seth. Osiride è celebrato nel pantheon egizio come giudice dell'aldilà e l'intero mito si può leggere in chiave simbolica, con riferimento ai cicli di morte e rinascita che caratterizzano sia l'andamento stagionale, sia le esistenze umane, comprese quelle dei regnanti.
Dal racconto mitico risulta evidente che la pratica dell'imbalsamazione rivela qualcosa di molto specifico in merito alle credenze della civiltà egizia. Senza la cura del cadavere prevista dal rituale dell'imbalsamazione (che mira a evitare la decomposizione) l'anima (ka) non si mantiene vitale com'è necessario perché la sua esistenza continui per sempre. Di qui le complesse operazioni di evisceramento (le viscere erano fegato, polmoni, stomaco e intestini), venivano raccolte nei vasi canopi) e di conservazione, che necessitavano di conoscenze tecniche e di tempi molto lunghi per procedere nel modo corretto. In virtù di tale complessità, si capisce che la pratica fosse riservata a pochi, costituisse un privilegio, rafforzasse il prestigio e il potere di tutti coloro che, per diritto acquisito potevano ricorrervi (il faraone fu a lungo l'unico privilegiato in tal senso, poi la casta sacerdotale e i gradi più elevati dell'amministrazione). A partire dal Medio Regno (inizio del II millennio a.C.) la mummificazione dei cadaveri, ma soprattutto la concezione dell'aldilà, iniziò a diventare più allargata, prevedendo la possibilità per tutte le anime di accedere a una forma di vita dopo la morte, a patto che il ka superasse la prova del giudizio ultraterreno (la traduzione simbolica di questo giudizio è il rito della bilancia, in cui è coinvolto il dio Anubi, dalla testa di canide, incaricato di verificare con una piuma se l'anima del defunto sia del tutto pura e priva di peccati.
PIRAMIDI E LIBRO DEI MORTI
Una volta unificato e in espansione territoriale verso est, ossia in direzione della Nubia e del Sinai (fra il 2700 e il 2500 a.C.), l'Egitto manifesta la sua potenza politica, economica e territoriale anche attraverso un'architettura monumentale imponente. Già i faraoni delle prime dinastie (antecedenti al periodo indicato) avviano la costruzione di complessi funerari e strutture templari (Saqqara, a sud del Cairo risale al 2667-2648 a.C. è edificata sotto la III dinastia, mentre i faraoni Chefren, Cheope e Micerino, guidano le costruzioni dell'area di Giza fino al 2560 circa). Le piramidi sono senza dubbio una delle espressioni più caratterizzanti dell'Antico Egitto e vale la pena soffermarsi su di esse anche per capire qualcosa di più sulle caratteristiche di questa civiltà, durata a lungo nel tempo. Anch'esse, come in generale l'insieme delle arti figurative egizie, sono dominate da una predilezione per la geometria, che nel loro caso si manifesta in una notevole precisione ingegneristica nel determinare allineamenti astronomici. Lasciando da parte le teorie pseudoscientifiche che nel tempo si sono moltiplicate su questo argomento, anche in merito all'origine delle piramidi, attenendosi esclusivamente a dati storici, possiamo affermare che le piramidi rappresentino un'evoluzione della prima forma di sepoltura, detta mastaba, un edificio a un piano e dalle pareti esternamente inclinate. Corridoi e stanze interne della mastaba rappresentavano riproduzioni delle case dei vivi, con evidente riferimento alla credenza secondo cui l'anima, una volta conclusa l'esistenza terrena, sopravvivesse in un'altra dimensione. Infine nella mastaba trovava posto il sarcofago, così come una quantità di oggetti e di offerte dedicate a garantire appunto la continuità di una forma di esistenza ai defunti. La piramide può ben rappresentare una forma evoluta, monumentale o addirittura ciclopica della mastaba originale: alla prima ricorrevano peraltro solo i faraoni, mentre mastabe più o meno grandi erano riservate a personaggi importanti (e ricchi) della gerarchia sociale. L'edificazione delle piramidi è stata evidentemente sempre un'impresa collettiva, tale da impegnare cospicue quantità di danaro e altrettanta manodopera, che i faraoni reclutavano soprattutto fra i contadini. In corrispondenza del passaggio al Nuovo Regno (fra il XV e il XIII secolo) la pratica della sepoltura cambia, pur continuando a rispecchiare la medesima visione della vita ultraterrena: le sepolture avvengono in complessi di camere sotterranee, come quelle che si trovano nella valle dei re. Anche nel caso di queste sepolture, curarsi della perfetta conservazione del corpo garantisce la continuità della protezione da parte del faraone defunto nei confronti della popolazione e del regno.
In armonia con l'attenzione riservata alla morte, alla quale si connette un'idea di continuità, è il contenuto di un celebre testo, noto come Libro dei morti, un papiro conservato al Museo Egizio di Torino, di recente sottoposto a uno studio approfondito (febbraio del 2024) avvalendosi di imaging multispettrale, attraverso la quale è stato possibile identificare pigmenti di colore che alla sola osservazione erano sfuggiti e aggiungere interessanti informazioni in merito alla storia della sua composizione. Il Libro dei Morti rappresenta uno degli esemplari di papiro meglio conservati del Nuovo Regno. Il suo rinvenimento si deve all'archeologo Ernesto Schiapparelli, che lo scoprì nel 1906 a Deir el-Medina, nei pressi di Luxor, a sud del Cairo nella valle del Nilo, conservato in condizioni eccezionalmente buone sopra il sarcofago interno dell'alto funzionario Kha. Materiali pregiati, calligrafia e illustrazioni testimoniano della cura con cui fu realizzato. L'analisi recente, tuttavia, ha messo in luce anche che nel tempo se n'è fatto un riuso: nomi cancellati e riscritti, decorazioni incomplete, dettagli aggiunti successivamente raccontano che il papiro potrebbe essere stato concepito per un proprietario originale e poi adattato per l'importante capo degli artigiani della necropoli reale Kha (1425-1353). Per quanto ci è dato comprendere, il papiro consiste in una raccolta di espressioni funerarie destinate a guidare, proteggere e risvegliare il defunto nell'aldilà. Il testo si legge da sinistra a destra e mostra un alto livello di competenza scrittoria. Accompagnato da vignette colorate, l'immagine iniziale raffigura Kha e la moglie Merit al cospetto del dio dell’aldilà Osiride.
- Dal libro di testo: p. 24 (paragrafi 1 e 2); pp. 28-29 (Homo sapiens, grande migrazione, esistono razze umane); pp. 40-41 (metalli); pp. 53-55 e 56-58; pp. 72-75 (senza parti in grigio: espansione egizia e storia di un'immagine).
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