16-23 APRILE VERIFICHE SCRITTE E ORALI

  1. Valeria: 1) Atene e la lega Achea. Scrivi tutto quello che sai su questo argomento, trattandolo dall'inizio (come nasce e con quali obiettivi e cosa diventa nel tempo. 2) Teti e aristocratici nell'Atene della guerra del Peloponneso: delinea le due classi, recuperando anche definizioni originarie e quanto ricordi dell'epoca di Clistene, per esempio, mirando però a spiegare come si posizionino,  e per via di di quali interessi, durante il conflitto. 3) Che cosa significa pentecontetia e che cosa indica il fatto che si sia ricorsi a questa definizione? 4) Cosa sono le cleruchie?
  2. Pietro: 1) Atene e la lega Achea. Scrivi tutto quello che sai su questo argomento, trattandolo dall'inizio (come nasce e con quali obiettivi e cosa diventa nel tempo. 2) Teti e aristocratici nell'Atene della guerra del Peloponneso: delinea le due classi, recuperando anche definizioni originarie e quanto ricordi dell'epoca di Clistene, per esempio, mirando però a spiegare come si posizionino,  e per via di di quali interessi, durante il conflitto. 3) Il concetto di pace nel mondo greco non è esattamente coincidente con assenza totale di conflitto. Fornisci prove di questa affermazione relative al periodo che stiamo studiando. 4) Il caso paradigmatico di Melo. Di che cosa si tratta?
  3. Leonardo Dell'Erba: 1) Atene e la lega Achea. Scrivi tutto quello che sai su questo argomento, trattandolo dall'inizio (come nasce e con quali obiettivi e cosa diventa nel tempo. 2) Teti e aristocratici nell'Atene della guerra del Peloponneso: delinea le due classi, recuperando anche definizioni originarie e quanto ricordi dell'epoca di Clistene, per esempio, mirando però a spiegare come si posizionino,  e per via di di quali interessi, durante il conflitto. 3) Il concetto di pace nel mondo greco non è esattamente coincidente con assenza totale di conflitto. Fornisci prove di questa affermazione relative al periodo che stiamo studiando.
  4. Leonardo Ikonomi: 1)  Pericle porta a compimento il processo democratico. Descrivi la sua politica interna in modo da rendere chiaro che cosa questa affermazione significhi esattamente. 2) Democrazia e cittadinanza: metti in relazione i due concetti (potresti rispondere internamente alla prima domanda) in modo che risulti chiaro il senso dei provvedimenti assunti da Pericle in merito alla seconda. 3) Il ruolo di Alcibiade durante la guerra del Peloponneso. 
  5. Daniela: 1)  Pericle porta a compimento il processo democratico. Descrivi la sua politica interna in modo da rendere chiaro che cosa questa affermazione significhi esattamente. 2) Democrazia e cittadinanza: metti in relazione i due concetti (potresti rispondere internamente alla prima domanda) in modo che risulti chiaro il senso dei provvedimenti assunti da Pericle in merito alla seconda. 3) Il ruolo di Alcibiade durante la guerra del Peloponneso. 
  6. Federico: 1)  Pericle porta a compimento il processo democratico. Descrivi la sua politica interna in modo da rendere chiaro che cosa questa affermazione significhi esattamente. 2) Democrazia e cittadinanza: metti in relazione i due concetti (potresti rispondere internamente alla prima domanda) in modo che risulti chiaro il senso dei provvedimenti assunti da Pericle in merito alla seconda. 3) Il ruolo di Alcibiade durante la guerra del Peloponneso. 
  7. Alessandro Caushi: 1)  Pericle porta a compimento il processo democratico. Descrivi la sua politica interna in modo da rendere chiaro che cosa questa affermazione significhi esattamente. 2) Democrazia e cittadinanza: metti in relazione i due concetti (potresti rispondere internamente alla prima domanda) in modo che risulti chiaro il senso dei provvedimenti assunti da Pericle in merito alla seconda. 3) Il ruolo di Alcibiade durante la guerra del Peloponneso. 
  8. Flavio: La maniera (che devi descrivere) in cui la lega Achea si modifica nel corso del tempo dice molto sugli obiettivi della polis Atene: dopo aver fornito dati precisi in merito, spiega quali siano tali obiettivi e se  e come Atene li raggiunga nel corso del tempo. Il tuo scritto (3 colonne di foglio protocollo) ha questo unico filo conduttore, che devi mantenere da inizio a fine. 
  9. DomenicoLa maniera (che devi descrivere) in cui la lega Achea si modifica nel corso del tempo dice molto sugli obiettivi della polis Atene: dopo aver fornito dati precisi in merito, spiega quali siano tali obiettivi e se  e come Atene li raggiunga nel corso del tempo. Il tuo scritto (3 colonne di foglio protocollo) ha questo unico filo conduttore, che devi mantenere da inizio a fine. 
  10. Sofia: La maniera (che devi descrivere) in cui la lega Achea si modifica nel corso del tempo dice molto sugli obiettivi della polis Atene: dopo aver fornito dati precisi in merito, spiega quali siano tali obiettivi e se  e come Atene li raggiunga nel corso del tempo. Il tuo scritto (3 colonne di foglio protocollo) ha questo unico filo conduttore, che devi mantenere da inizio a fine. 

ORALI                                                                                                       

Samuele, Gabriele, Alessandro Doni, Rania, Giorgia, Simone, Antonella, Moreno, Giacomo, Tommaso, Cesar

FOCUS SU PERICLE 

Abbiamo detto che Clistene predispone la democrazia e ora aggiungiamo che a portarne a compimento la forma  è Pericle. Se diamo credito allo storico ufficiale del periodo, Tucidide, la democrazia in Atene nella versione promossa da Pericle è uno stato del pròtos anér, il primo uomo, inteso come il primo della polis, l'uomo più in vista, più ascoltato, più seguito. Pericle, in effetti, domina l'assemblea popolare, e lo fa attraverso la politica interna e quella estera. Qualche ragguaglio sulla prima. Arrivato al potere come stratega nel 429, Pericle continua a rivestire questa carica quasi ininterrottamente fino alla morte nel 429. Di estrazione sociale è aristocratico (la famiglia della madre sono gli Alcmeonidi, stessa appartenenza di Clistene). Stabilisce che tutti i maschi adulti di condizione libera abbiano accesso per sorteggio alle magistrature, con l'esclusione delle militari e finanziarie (strateghi e tesorieri), che restano elettive; fissa indennità giornaliera per chi detiene cariche o esercita come giudice; conferma la decisione di Efialte di ridurre i poteri dell'areopago; crea giurie popolari per reati minori (giurati sorteggiati); aumenta i compiti dell'ecclesia dotata di potere legislativo e della bulé o consiglio dei 500 (sorteggiati, e col compito di decidere l'ordine del giorno delle discussioni dell'ecclesia). Pericle, però non modifica le modalità secondo cui si riconoscevano i cittadini della polis, ossia coloro che partecipavano effettivamente alla vita della polis sopra descritta: esclusi restano i meteci e gli schiavi, oltre alle donne. Addirittura Pericle nel 451 promulga una legge per cui si è considerati cittadini ateniesi solo se entrambi i genitori sono ateniesi. Evidentemente la legge è dettata da motivi di ordine economico: un sistema come quello descritto è estremamente costoso e non può essere esteso. Quanto alla politica estera, l'indirizzo dato da Pericle è l'espansionismo: tenere a bada o addirittura vincere la Persia, togliere a Sparta il dominio del Peloponneso. Il tentativo di attaccare l'impero persiano porta, nel 449, alla pace di Callia con cui si stabiliscono rispettive sfere di influenza: agli ateniesi lasciano le poleis dell'Asia Minore, ma Atene si impegna a non avere più mire espansionistiche verso oriente. Intanto Atene trasferisce il tesoro della lega di Delo a Atene e sancisce definitivamente così il carattere della lega in questione: le poleis alleate sono suddite e Atene in molte di esse organizza le cleruchie, colonie di propri cittadini, veri e proprii presidi militari. Ancora nel 446-445 viene stipulata una pace con Sparta che definisce confini e competenze di Sparta e di Atene. All'inizio delle ostilità che prendono il nome di guerra del Peloponneso mancano poco meno di una quindicina d'anni. 

  Delle cause prime abbiamo ampiamente parlato nelle lezioni precedenti: siamo arrivati oggi alla fine del periodo denominato pentecontetia, e pertanto è venuto il momento di definire quale evento abbia accesso il fiammifero di cui sopra: la rivalità commerciale fra Atene e Corinto e Megara, rispettivamente la prima a capo della lega Achea, le seconde affiliate alla lega peloponnesiaca di Sparta. Lo stratega, in senso letterale e in senso lato, dell'operazione è proprio quel Pericle con cui abbiamo concluso la nostra carrellata attraverso le vicende interne (ed esterne) di Atene nel periodo della pentecontetia: più che una pace, abbiamo detto, una tregua. La strategia di Pericle è degna di uno scacchista: si interpone nelle relazioni fra Corinto e la sua colonia Corcira (Corfù), luogo strategico dal punto di vista geocommerciale per le rotte con la Grecia; inoltre interviene nella penisola Calcidica, nel nord-est della Grecia, chiedendo a Potidea, colonia Corinzia che aveva aderito alla lega Achea, di interrompere i rapporti con Corinto e abbattere le proprie mura difensive; inoltre ingiunge a tutte le navi di Megara di non entrare nei porti della Lega, così da mettere in crisi tutte le sue relazioni commerciali. Megara e Corinto chiedono quindi aiuto a Sparta, perché le difenda da questo attacco, per il momento commerciale, ma che lascia presagire altre intenzioni. Sparta intima ad Atene di recedere da tutte le richieste: il prevedibile diniego da parte sua comporta, nel 431 a C. l'inizio della guerra, denominata archidamica (prima fase della guerra del Peloponneso) dal nome del re spartano che conduce le operazioni militari contro Atene. Il fronte, a questo punto, risulta così strutturato: lega peloponnesiaca (escluse Argo e città dell'Acaia), Tebe, focesi e locresi da una parte, lega Achea con Platea, tessali e acarnani dall'altra. Le forze spartane continuano a essere superiori su terra, quelle ateniesi sul mare. Alcune poleis, restate neutrali, diventano terreno di conquista alla causa dell'uno o dell'altro schieramento. Nei primi anni entrambi gli schieramenti  scelgono la tattica del logoramento: Atene compie  attacchi mirati alle città costiere così da interrompere o rendere difficili i commerci; Sparta ogni primavera invade il territorio dell'Attica devastandolo e poi ritirandosi. Un evento giunge, imprevisto, a minare questa tattica per cominciare sul fronte ateniese: le invasioni ripetute degli spartani avevano indotto la popolazione a stiparsi in città per trovare protezione grazie alle lunghe mura. L'affollamento senz'altro concorre al diffondersi in  Atene nel 430 di una violenta epidemia (forse peste portata dall'Asia Minore), che causa la morte di un quarto della popolazione e di Pericle medesimo nel 429. Lo sostituisce, in quello che era un controllo della politica fondato sul carisma, un demagogo violento, Cleone, sostenitore e rappresentante degli interessi dei tetiquindi sostenitore della guerra. Egli opera in contrasto  con Nicia, rappresentante degli interessi dei proprietari terrieri e incline piuttosto alla pace. La linea di Cleone prevale, e la guerra prosegue, mentre Atene deve anche fronteggiare una pericolosa defezione da parte di Mitilene, passata da parte spartana nel 427: Cleone, riconquistata la città, avrebbe voluto procedere con una feroce punizione, ma prevale una linea più moderata, sicché sono colpiti solo i responsabili della sedizione. Cleone cambia inoltre un indirizzo che Pericle aveva sempre sostenuto, ovvero quello di non allargare il conflitto: interviene infatti in Sicilia in una contesa fra Leontini (che aveva chiesto il sostegno di Atene) e Siracusa, colonia dorica, che sarebbe potuta intervenire a fianco di Sparta nella guerra in corso. Di qui la prima spedizione ateniese in Sicilia, che mette per la prima volta le colonie dell'isola di fronte al potere marittimo di Atene e alle sue mire espansionistiche. Di fatto, tuttavia, non si verificano conquiste. Nel 425 a.C. Atene conquista invece Pilo, sulla costa sud-occidentale del Peloponneso, e invade quindi l'isola antistante di Sfactèria, controllata da un presidio spartano. Già in crisi di soldati, Sparta è duramente colpita da questa apparentemente limitata perdita, e affida al suo miglior generale, Brasida, il compito di di spostare l'attenzione su un altro fronte: sulla costa Tracia, Brasida attacca la colonia ateniese di Anfipoli (424) e si appropria del controllo delle miniere d'oro del Pangeo, poco distanti da lì. Cerca inoltre di approfittare del malcoltento di varie poleis della lega Achea, oppresse dai tributi imposti da Atene, mentre Cleone accorre da Atene per salvare la situazione che inizia a essere pericolosa. Di fronte all'evidenza dell'impossibilità da parte dell'una e dell'altra di conquistare una posizione di dominanza che predisponda a una vittoria, decidono di trattare: la cosiddetta pace di Nicia (che ha sostituito definitivamente Cleone ad Atene) mette fine a questa fase nel 421, protraendo i suoi effetti fino al 416.

Sulla scena politica ateniese è, in questo periodo, un nipote di Pericle, Alcibiade, sostenitore del partito della guerra a oltranza contro Sparta.

La pace di Nicia, e la nuova fase della guerra del Peloponneso, è prodotta da un nuovo casus belli. L'isola di Melo, nelle Cicladi, alleata di Sparta, subisce  pressioni diplomatiche ateniesi affinché entri nella lega di Delo. A fronte del rifiuto dei Meli, opposto con motivazioni anche di carattere etico e giuridico e con la convinzione di essere al momento opportuno protetti da Sparta, gli Ateniesi rispondono con un attacco brutale che porta all'espugnazione della città e a una rappresaglia sui cittadini che vengono in parte sterminati (gli uomini) in parte deportati come schiavi (donne e bambini) senza che Sparta intervenga. 
All'indomani di questo successo, Atene rivolge di nuovo l'attenzione alle colonie della Magna Grecia. Il pretesto proviene da Segesta, che chiede aiuto a Atene contro le colonie doriche di Selinunte e Siracusa. Benché in Atene il partito di Nicia sia ostile all'impresa, Alcibiade riesce a convincere la boulé della bontà dell'iniziativa: Alcibiade, Nicia e Lamaco sono i tre strateghi a capo di una flotta di 134 navi che partono alla volta della Sicilia nel 415. Si tratta di una spedizione fallimentare: in Sicilia le città che dovevano essere alleate di Atene non si schierano nettamente con lei, e durante il viaggio Alcibiade apprende di essere accusato in patria di sacrilegio compiuto la notte prima della partenza contro le erme, statue in onore di Ermes, che sarebbero state mutilate da lui e dai suoi seguaci. Si trattava probabilmente di una montatura dei suoi medici, e Alcibiade si rifiuta di consegnarsi alla giustizia ateniese, rifugiandosi a Sparta e venendo quindi accusato di tradimento dai suoi. Mentre Nicia conduce comunque le operazioni contro Siracusa in Sicilia, Alcibiade consiglia agli spartani di intervenire e nel 414-413 la flotta ateniese viene distrutta e i capi imprigionati (fra loro Nicia, giustiziato).

Chiuso il fronte siciliano, la guerra divampa in Grecia. Nel 413 Sparta, sempre consigliata da Alcibiade, occupa Decelea (ai confini dell'Attica), impedendo così i rifornimenti di cibo di Atene nonché l'accesso alle miniere d'argento del Laurion. Si apre l'ultima fase, detta deceleica,  del conflitto del Peloponneso: anche la Persia, nella persona del gran re Dario III,  rimasta in osservazione fino a quel momento, decide di partecipare, stringendo un'alleanza con Sparta, nel 412: mette a disposizione truppe in cambio della possibilità di riappropriarsi del controllo della Ionia. 

Ad Atene la situazione politica si fa complessa: nel 411 la fazione aristocratica, visti i fallimenti della guerra voluta dai democratici, compie un colpo di mano, abrogando la legislazione di Clistene e le riforme di Efialte e di Pericle: nasce il consiglio dei 400, scelti su base censitaria. Le istituzioni democratiche tuttavia esercitano ancora un potente richiamo: gli equipaggi delle flotte stanziate a Samo, in generale i teti, non riconoscono il nuovo governo e eleggono propri capi, tra cui Alcibiade, rientrato ad Atene sicuro di poter ottenere a sua volta (con l'appoggio dei teti) l'immunità. In effetti, in pochi mesi il regime oligarchico cade, mentre la guerra prosegue e la posizione ateniese si indebolisce sempre più: sconfitto dagli spartani  a Nozio  nei pressi di Efeso nel 406, Alcibiade si ritira in esilio ed è sostituito da Conone, che vince alle Arginusein battaglia navale, gli spartani. Gli ateniesi tuttavia sono molto logorati dagli anni di guerra e il generale spartano Lisandro ottiene una vittoria finale decisiva contro di loro nel 405, a Egospotami nell'Ellesponto. Atene si arrende nel 404 a. C. 

La pace imposta a Atene da Sparta comporta condizioni molto dure: rinuncia a tutti i possedimenti esclusa l'Attica, mantenimento di 12 navi e cessione del resto della flotta; abbattimento delle fortificazioni comprese le lunghe mura, entrata nella lega peloponnesiaca. Ad Atene si insedia un governo filospartano, composto da 30 cittadini incaricati di redigere una nuova costituzione (quella cosiddetta dei trenta tiranni).





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