VERIFICA LUNEDI' 16 MARZO - elenco scritti/colloqui e materiali di studio

SCRITTI

Valeria, Pietro, Rania, Leonardo De, Leonardo I., Antonella, Giacomo, Cesar, Tommaso

ORALI (contemplo la possibilità per 4 persone, tra quelle indicate sotto, di svolgere, in seguito a loro richiesta, la prova scritta invece di quella orale: la scelta va fatta prima di vedere quale sia la richiesta proposta per lo scritto)

Samuele, Sofia, Moreno, Giorgia, Alessandro C., Salvatore, Alessandro D., Daniela, Flavio, Domenico, Federico, Gabriele, Simone 

Di seguito i materiali da affiancare agli appunti, con l'indicazione delle pagine dal libro di testo che occorre studiare in aggiunta o ad integrazione ulteriore.

NASCITA DELLA POLIS

Terminato il medioevo ellenico, nell'VIII secolo a. C. circa, si avviano cambiamenti strutturali del contesto che, da questo momento in avanti, possiamo definire greco. Il filo conduttore che abbiamo seguito ci ha portati a ricostruire un passaggio attraverso secoli, popoli e culture (dai minoici, ai micenei  o achei, ai greci  dell'età arcaica  alla quale siamo arrivati ora), che si sono incontrate, scontrate, fuse. A riprova di questo, il fatto che si parli di invasione  e conquista di Creta da parte dei Micenei, di probabile invasione e distruzione della civiltà micenea da parte dei Dori (forse autoctoni o forse invasori esterni). Dopo queste vicissitudini, e dopo il medioevo ellenico, approdiamo quindi a un VIII secolo a. C. in cui è definibile un profilo di civiltà greca provvista di caratteristiche peculiari che iniziamo ora a delineare. 

Il periodo che s'inaugura alla fine del medioevo ellenico prende il nome di età arcaica e dura fino al VI secolo a. C.. Un primo evento fondamentale è rappresentato dal ritorno della scrittura, che si presenta definitivamente in forma alfabetica, probabilmente per influenza fenicia: ne traggono giovamento tanto le attività pratiche, quanto la dimensione artistica, letteraria in particolare. Contemporaneamente si sviluppa ulteriormente e sistematicamente l'agricoltura (miglioramento delle tecniche), ma la proprietà terriera continua a essere detenuta da un numero ristretto di componenti della società, determinandone anche il  potere: l'aristocrazia è terriera, ovvero detiene appunto il controllo della proprietà, la cui coltivazione è poi affidata a soggetti sociali di classe inferiore. Inoltre si determina un nesso tra la ripresa dell'agricoltura e l'esercizio della guerra che inizia a essere intesa soprattutto in chiave difensiva delle coltivazioni, coinvolgendo in questa operazione la classe contadina anche attraverso la promessa di ricompense tangibili (terreni) in seguito all'attiva partecipazione al conflitto. Il generale miglioramento delle condizioni di vita produce inoltre in questo periodo un aumento della popolazione: quest'ultimo fattore si unisce ai precedenti (il miglioramento dell'agricoltura, la differenziazione dei compiti fra aristocratici e contadini nel contesto delle guerre) per determinare un importante cambiamento all'interno dell'esercito: nasce una figura di soldato, l'oplita, ossia un guerriero provvisto di equipaggiamento completo e, in una certa misura, coinvolto nella difesa diretta di propri terreni. Si parla a questo proposito di rivoluzione oplitica, con riferimento al fatto che dal punto di vista strettamente militare nasce un reparto, la falange oplitica, che combatte in schieramento serrato e congiunto, e che da quello sociale si consolida uno spirito collettivo, solidale che crea una  continuità fra appartenente a una comunità (in pace) e a una comunità in guerra, istituendo la dinamica cittadino-soldato, che conformerà poi la società greca in età classica. Dalla rivoluzione oplitica, come conseguenza sociale di rilievo, emerge una classe sociale destinata a rappresentare un'alternativa all'aristocrazia dominante, che era ancora un retaggio della società micenea. 

Concatenata e senza soluzione di continuità con la rivoluzione oplitica è la nascita della polis, ossia della città greca (plurale poleis). Rispetto a quello che rappresentavano le rocche micenee (strutture verticalizzate e separate fra loro, concepite in modo gerarchico e guerriero), le poleis  sono piuttosto comunità di cittadini che si gestiscono in modo indipendente e autonomo. Le poleis nascono per via di sinecismo, ovvero un processo di unione fra villaggi, comunità rurali o insediamenti nati intorno a centri nevralgici e dominanti come per esempio santuari. (libro di testo pp. 144-145)

Sulla polis: pp. 146-152

Sulla seconda colonizzazione: pp. 154-160

Sulla religione: pp. 162-166

SPARTA

Da libro, pp. 176-182

ATENE

Da libro pp. 184-194

INTEGRAZIONI

Prima integrazione (per una visione dall'alto della costituzione ateniese)

Secondo lo storico Canfora,  intorno alla storia di Atene del V secolo è nata una idealizzazione dell’ordinamento politico greco, che trascura di considerare che l’antica democrazia ateniese era fondata sulla egemonia esercitata sulle città situate nell’Attica, fin dal giorno in cui l’impero ateniese venne edificato, in seguito alla vittoria riportata contro i persiani nella famosa battaglia di Salamina nel 480  a. C.

Inoltre l’economia di Atene, per il periodo in cui raggiunse il massimo splendore, si fondava su di un assetto sociale ed economico che prevedeva la presenza degli schiavi. Politicamente esisteva la possibilità di allontanare mediante l’ostracismo i personaggi divenuti invisi a chi guidava la politica imperiale.

Tuttavia, proprio durante il periodo di Pericle alla guida di Atene, la democrazia, sistema politico la cui paternità spetta a Teseo come emerge dalla tragedia di Euripide intitolata Le Supplici, diede vita ad un ordinamento politico fondato sulla sostanziale uguaglianza tra il demo e gli  aristocratici che possedevano le ricchezze cittadine.

Certamente l’impero procurava e garantiva benessere e vantaggi economici a tutte le fasce della popolazione, poiché imponeva alle città che dipendevano da Atene il pagamento di tributi, secondo l’alleanza stipulata mediante la Lega con innumerevoli città sottomesse alla egemonia di Atene. Come emerge dalla Costituzione degli Ateniesi di Aristotele, e dal saggio di un autore anonimo sul sistema politico di Atene, l’Assemblea era la istituzione politica nella quale tutti i cittadini potevano partecipare ed esprimere il loro parere sulle questioni dello stato, sia che fossero persone del popolo o esponenti dei ceti superiori.

Il conflitto era un elemento presente nella vita politica di Atene, come nei tribunali. Canfora ricorda  che se è vero che nell' Assemblea vi era un dibattito franco e libero, era il teatro il luogo dove la libertà di pensiero si esercitava senza incontrare ostacoli di sorta. Per averne conferma è sufficiente analizzare le tante commedie di Aristofane, nelle quali con una satira sottile e intrisa di comicità le questioni della vita pubblica di Atene erano rappresentate e raffigurate.

Seconda integrazione, inerente a  Clistene

L'intero sistema costituzionale ateniese modellato da Clistene poggia sulla struttura della tribù, che comprende tre trittie, ovvero una per la città, una per la costa e una per l'entroterra, corrispondendo quindi a soggetti con esigenze differenti, soprattutto dal punto di vista economico, in modo da favorire scelte politiche che possano essere adeguate e funzionali per tutti.

Quanto all'organizzazione politica, essa è articolata in ecclesìa, assemblea di tutti i cittadini, e bulé, con 50 membri per tribù per un totale di 500 sulle dieci tribù. Dall'ecclesia provengono, sorteggiati, i membri dell'eliea (il tribunale popolare), e l'ecclesia procede a approvare l eleggi, eleggere 10 streghi con funzioni militari, 10 arconti che sono magistrati annuali, i quali alla fine del mandato confluiscono nell'areopago (il consiglio con funzioni di controllo complessivo formato da ex magistrati).

In quali contesti riescono a entrare i più poveri della cittadinanza: ecclesia e consiglio dei 500 o bulé.

Ostracismo: da ostrakonpezzo di coccio, possibilità di esiliare chi minacciasse l'ordinamento democratico,  che diventa arma politica (in uso dal 487 al 417).

Clistene fonda la democrazia? No, ne crea il presupposto


PREMESSA CONCETTUALE ALLE GUERRE PERSIANE (lezione integrale, possibile non servirsi del libro di testo, se non per la cartina)

Non studieremo la storia dei conflitti fra le poleis greche e l'impero persiano in chiave di lotta fra campioni della libertà (in particolare solitamente fatta coincidere con la polis democratica per eccellenza ossia Atene) e rappresentanti del principio monarchico o dell'assolutismo. I greci, infatti, come abbiamo già potuto capire studiando origini e formazione della polis Sparta e, seppur non ancora completata, origine e formazione della polis Atene, per cominciare non coincidono completamente con nessuna della due poleis che a turno esercitano un'egemonia e entrano anche in conflitto tra loro. In secondo luogo, concettualmente più rilevante del primo, non si può sostenere che né Sparta né Atene non siano (in tempi e con motivazioni differenti) disposte a coltivare propositi egemonici e imperialistici nei riguardi delle altre poleis della Grecia: già solo questo dettaglio le rende entrambe inadatte a rappresentare senza ombre un richiamo alla libertà e all'autonomia come valore da contrapporre solidamente all'autocratismo del gran re di Persia. Ricostruendo le vicende storiche sarà possibile riconoscere che, a livello di propaganda (interna alle poleis) il richiamo alla libertà della Grecia è valso, nei momenti di massimo pericolo ovvero di attacco da parte dei persiani, a creare un sentimento collettivo di difesa dei propri confini, in grado di superare (pur sempre momentaneamente, come vedremo) rivalità e contrasti che minavano profondamente l'unità del mondo greco. Questa constatazione, senza dubbio doverosa e corrispondente all'oggettività storica, non scalfisce minimamente la prospettiva introdotta all'inizio, che fa riferimento a un'inclinazione da parte di entrambi i contendenti a coltivare prospettive di tipo imperialistico. 

LO STORICO  DELLE GUERRE PERSIANE

La voce narrante delle guerre persiane nasce in territorio persiano, precisamente ad Alicarnasso in Asia Minore, nel 484 a.C.: si tratta di Erodoto, che scrive in greco e che  gli antichi ritennero inventore della storia come forma di racconto di fatti accaduti (istorìai, indagini). A lui si devono i dati (date, nomi di luoghi e di protagonisti) e le ricostruzioni che consideriamo veritiere ancor oggi, attribuendo quindi al loro autore credito e, in una certa misura, persino oggettività o imparzialità nella ricostruzione. 

L'IMPERO PERSIANO E LE GUERRE PERSIANE CONTRO LA GRECIA

Ne abbiamo studiato, per sommi capi, la formazione attraverso civiltà susseguitesi sull'enorme territorio. Si tratta della civiltà che, fiorita nella mezzaluna fertile per millenni, si configura come un impero soggetto a un Gran re o re dei re, che affida a satrapi la gestione delle zone più lontane dalle residenze di  Susa e di Ectabana (entrambe nell'attuale Iran). Una rete di strade capillare, percorsa da emissari del sovrano (gli occhi e le orecchie del re dei re) in veste di controllori dell'operato e della fedeltà dei satrapi,  rende possibile al monarca la gestione di un impero appunto smisurato, all'interno del quale il centralismo monarchico si mantiene anche grazie a forme di delega del potere di tipo burocratico. L'impero persiano, diversamente da quello che la propaganda antipersiana iniziò a diffondere nell'epoca delle guerre, non era fondato sulla repressione delle differenze quanto piuttosto sull'assorbimento, pur presentandosi con caratteristiche proprie delle monarchie orientali (divinizzazione del monarca, proskynesis ovvero prostrazione obbligatoria davanti al sovrano). 

Alla vigilia delle guerre contro la Grecia, la prima delle quali ha inizio nel 492 a. C. al potere in Persia è Dario I, intenzionato a rafforzare i propri confini occidentali estendendo il controllo territoriale dalle coste dell'Asia Minore (già sotto il suo controllo, ma popolate anche da coloni provenienti dalla Grecia dall'epoca della prima colonizzazione) alla Grecia peninsulare. L'occasione per minacciare direttamente la Grecia gli viene offerta da un'ingerenza commessa da Atene e da Eretria (polis alleata della prima), che si sono intromesse nelle relazioni fra il sovrano e alcune città delle Ionia, desiderose di diventare indipendenti, appoggiandole. Dario I organizza quindi una sorta di spedizione punitiva in Grecia, mirando in primo luogo a isolare Atene e Eretria: la spedizione però fallisce. Successivamente suoi emissari propongono a tutte le poleis greche di entrare a far parte dell'impero persiano: tutte accettano, a esclusione di Sparta e Atene, che uccidono gli ambasciatori del Re dei Re. La spedizione, nel 490 a. C., è guidata da Dati Artaferne: si combatte per mare e le isole Cicladi sono tutte annesse all'impero; poi l'esercito persiano sbarca e conquista e rade al suolo Eretria, per poi proseguire verso l'Attica. Nei pressi di Atene, nella pianura di Maratona, si combatte una battaglia vinta sul campo dalle forze congiunte di Atene e della polis di Platea (Sparta non arriva in tempo). L'esercito persiano si ritira, mentre Dario medita una rivincita che personalmente non potrà prendere, dato che una serie di rivolte lo tengono occupato e poi muore di vecchiaia.

Risultati del  primo conflitto persiano. I persiani ottengono, alla fine di questa fase di scontri, annessioni territoriali (le Cicladi) e l'annientamento punitivo di Eretria. Quanto alla Grecia, può vantarsi (Atene in particolare) di aver tenuto testa al gigante persiano. Se ne servirà soprattutto per rafforzare la nascente democrazia e per consolidare il suo ruolo egemonico a danno di Sparta. 

A succedere a Dario, ereditando il disegno di vendicarsi della Grecia, il figlio Serse I, che dà inizio alla II guerra persiana a dieci anni dalla prima, nel 480 a. C. In questa occasione i persiani calano da nord ovest,  arrivando dall'Ellesponto e scendendo verso la Tessaglia, attraverso Macedonia e Tracia. In corrispondenza del passo delle Termopili, vengono fermati da un contingente di spartani comandati dal generale Leonida: la loro resistenza (celebrata, per la sproporzione numerica, nei secoli) dura due giorni, ma viene poi proditoriamente spezzata. Serve tuttavia a rallentarne l'avanzata, mentre la flotta ateniese a sua volta blocca quella persiana al capo Artemisio, poco distante dalle Termopili. Mentre i persiani proseguono l'avanzata via terra, la flotta si sposta in direzione dell'isola di Salamina, e i persiani trovano Atene svuotata dei suoi abitanti (trasferiti nell'interno, per un'idea dell'arconte Temistocle). La battaglia risolutiva si gioca in mare, presso l'isola di Salamina, proprio di fronte a Atene. Altre battaglie (terrestre a Platea, navale a Micale) si svolgono ancora nel 479, contribuendo a ridimensionare le zone controllate dai persiani, che perdono di nuovo le Cicladi e le colonie di Asia Minore. 





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