LEZIONE DISCORSIVA TENUTA IL 30/3
FOCUS SU PERICLE
Abbiamo detto che Clistene predispone la democrazia e ora aggiungiamo che a portarne a compimento la forma è Pericle. Se diamo credito allo storico ufficiale del periodo, Tucidide, la democrazia in Atene nella versione promossa da Pericle è uno stato del pròtos anér, il primo uomo, inteso come il primo della polis, l'uomo più in vista, più ascoltato, più seguito. Pericle, in effetti, domina l'assemblea popolare, e lo fa attraverso la politica interna e quella estera. Qualche ragguaglio sulla prima. Arrivato al potere come stratega nel 461-460 a. C., Pericle continua a rivestire questa carica quasi ininterrottamente fino alla morte nel 429. Di estrazione sociale è aristocratico (la famiglia della madre sono gli Alcmeonidi, stessa appartenenza di Clistene). Stabilisce che tutti i maschi adulti di condizione libera abbiano accesso per sorteggio alle magistrature, con l'esclusione delle militari e finanziarie (strateghi e tesorieri), che restano elettive; fissa indennità giornaliera per chi detiene cariche o esercita come giudice; conferma la decisione di Efialte di ridurre i poteri dell'areopago; crea giurie popolari per reati minori (giurati sorteggiati); aumenta i compiti dell'ecclesia dotata di potere legislativo e della bulé o consiglio dei 500 (sorteggiati, e col compito di decidere l'ordine del giorno delle discussioni dell'ecclesia). Pericle, però non modifica le modalità secondo cui si riconoscevano i cittadini della polis, ossia coloro che partecipavano effettivamente alla vita della polis sopra descritta: esclusi restano i meteci e gli schiavi, oltre alle donne. Addirittura Pericle nel 451 promulga una legge per cui si è considerati cittadini ateniesi solo se entrambi i genitori sono ateniesi. Evidentemente la legge è dettata da motivi di ordine economico: un sistema come quello descritto è estremamente costoso e non può essere esteso.
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