LEZIONE DEL 12 FEBBRAIO (solo parole per seguire)

LE FORME DEL SISTEMA POLITICO ovvero l'organizzazione politica a partire dalla Gracia arcaica

Partiamo dalle PAROLE:

democrazia

monarchia

aristocrazia

il concetto di areté

la competizione

il fenomeno dei tiranni (650-550 a. C.)

FOCUS DI RIFERIMENTO (LEZIONE DEL 9 FEBBRAIO)

Terminato il medioevo ellenico, nell'VIII secolo a. C. circa, si avviano cambiamenti strutturali del contesto che, da questo momento in avanti, possiamo definire greco. Il filo conduttore che abbiamo seguito ci ha portati a ricostruire un passaggio attraverso secoli, popoli e culture (dai minoici, ai micenei  o achei, ai greci  dell'età arcaica  alla quale siamo arrivati ora), che si sono incontrate, scontrate, fuse. A riprova di questo, il fatto che si parli di invasione  e conquista di Creta da parte dei Micenei, di probabile invasione e distruzione della civiltà micenea da parte dei Dori (forse autoctoni o forse invasori esterni). Dopo queste vicissitudini, e dopo il medioevo ellenico, approdiamo quindi a un VIII secolo a. C. in cui è definibile un profilo di civiltà greca provvista di caratteristiche peculiari che iniziamo ora a delineare. 

Il periodo che s'inaugura alla fine del medioevo ellenico prende il nome di età arcaica e dura fino al VI secolo a. C.. Un primo evento fondamentale è rappresentato dal ritorno della scrittura, che si presenta definitivamente in forma alfabetica, probabilmente per influenza fenicia: ne traggono giovamento tanto le attività pratiche, quanto la dimensione artistica, letteraria in particolare. Contemporaneamente si sviluppa ulteriormente e sistematicamente l'agricoltura (miglioramento delle tecniche), ma la proprietà terriera continua a essere detenuta da un numero ristretto di componenti della società, determinandone anche il  potere: l'aristocrazia è terriera, ovvero detiene appunto il controllo della proprietà, la cui coltivazione è poi affidata a soggetti sociali di classe inferiore. Inoltre si determina un nesso tra la ripresa dell'agricoltura e l'esercizio della guerra che inizia a essere intesa soprattutto in chiave difensiva delle coltivazioni, coinvolgendo in questa operazione la classe contadina anche attraverso la promessa di ricompense tangibili (terreni) in seguito all'attiva partecipazione al conflitto. Il generale miglioramento delle condizioni di vita produce inoltre in questo periodo un aumento della popolazione: quest'ultimo fattore si unisce ai precedenti (il miglioramento dell'agricoltura, la differenziazione dei compiti fra aristocratici e contadini nel contesto delle guerre) per determinare un importante cambiamento all'interno dell'esercito: nasce una figura di soldato, l'oplita, ossia un guerriero provvisto di equipaggiamento completo e, in una certa misura, coinvolto nella difesa diretta di propri terreni. Si parla a questo proposito di rivoluzione oplitica, con riferimento al fatto che dal punto di vista strettamente militare nasce un reparto, la falange oplitica, che combatte in schieramento serrato e congiunto, e che da quello sociale si consolida uno spirito collettivo, solidale che crea una  continuità fra appartenente a una comunità (in pace) e a una comunità in guerra, istituendo la dinamica cittadino-soldato, che conformerà poi la società greca in età classica. Dalla rivoluzione oplitica, come conseguenza sociale di rilievo, emerge una classe sociale destinata a rappresentare un'alternativa all'aristocrazia dominante, che era ancora un retaggio della società micenea. 

Concatenata e senza soluzione di continuità con la rivoluzione oplitica è la nascita della polis, ossia della città greca (plurale poleis). Rispetto a quello che rappresentavano le rocche micenee (strutture verticalizzate e separate fra loro, concepite in modo gerarchico e guerriero), le poleis  sono piuttosto comunità di cittadini che si gestiscono in modo indipendente e autonomo. Le poleis nascono per via di sinecismo, ovvero un processo di unione fra villaggi, comunità rurali o insediamenti nati intorno a centri nevralgici e dominanti come per esempio santuari. (libro di testo pp. 144-145)





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