LEZIONE DEL 29 GENNAIO

La lezione del 29 gennaio, condotta dalla professoressa Mariagrazia Zampogna mentre io accompagni un'altra mia classe in un'uscita didattica, consiste nella preparazione a una prova differenziata che si svolgerà lunedì 2 febbraio, durante la quale ascolterò oralmente 6 persone e proporrò agli studenti rimanenti (15) la realizzazione di elaborati scritti, uno differente dall'altro per via di richieste specifiche quanto a contenuti e impostazione. Tutti si preparano sullo stesso materiale, che riporto nuovamente dal post precedente e che trovate di seguito nel post. Non dimenticate di lavorare anche sul libro di testo, ma solo sulle pagine espressamente indicate e qui evidenziate in verde. 

Fornisco anche un'idea di come procederò rispettivamente nei colloqui orali e nelle prove scritte (saprete solo lunedì mattina chi ascolterò e chi dovrà scrivere, quindi portate comunque un foglio protocollo). Nei colloqui orali (che dureranno 8/10') assegnerò a ciascuno una parola, a partire dalla quale, dopo aver pensato che cosa dire, dovrete formulare un breve discorso. Esempi di parole: palazzo, aristoi. Per quanto riguarda gli scritti, formulerò richieste di questo genere: concepisci uno scritto in 150 parole (due colonne di foglio protocollo) all'interno del quale spieghi in che modo si utilizzi il mito per delineare caratteristiche di una civiltà, fornendo poi un esempio preciso di un mito e della sua traduzione in informazioni storiche. Per esercitarvi insieme alla professoressa potreste, dopo esservi assicurati di aver compreso tutti i contenuti proposti con la spiegazione (quindi quelli che vi siete appuntati), quelli presenti nel libro (solo pagine indicate) e quelli contenuti nel post riportato sotto, provare a trovare parole intorno alle quali costruire brevi discorsi (come esemplificato sopra) e poi a scrivere 150 parole su argomenti suggeriti dallo studio, cercando di coniugare nozionismo e concettualizzazioni. 


Per la ricostruzione delle origini della Grecia ci serviamo del mito e della storia. 
Per il mito, il testimone fondamentale è Esiodo, poeta del VII secolo a. C. autore, fra l'altro, di una Teogonia, opera cosmogonica all'interno della quale compaiono la maggior parte dei miti fondamentali di quello che si delinea nel tempo come il mondo della cultura greca ellenica. Per quanto riguarda la storia, il testimone è invece Tucidide, vissuto nel V secolo a.C.. Tanto il poeta quanto lo storico convengono su un un punto: la culla della civiltà greca è Creta, la grande isola situata fra mar Egeo e Mediterraneo, a qualche chilometro dalle coste dell'Asia minore e della penisola greca. 
Montuosa e boscosa, priva di risorse minerarie, Creta può contare soprattutto sulla felice posizione marittima: di qui il suo destino di potenza talassocratica, dominatrice del marecome ben testimonia anche il celebre mito del Minotauro. Leggerlo alla luce di quello che possiamo ricostruire storicamente è un'operazione interessante metodologicamente e produttiva: il minotauro, ibrido mostruoso generato da un rapporto contro natura fra la moglie (Pasifae) del mitico fondatore della dinastia cretese Minosse e un toro (complice una macchina a forma di giovenca costruita dall'ingegnoso Dedalo), tiene in scacco il regno e anche gli Ateniesi della terraferma, che devono inviare ogni anno tributi umani per sfamarlo. Il dettaglio mitico, letto in chiave storica, segnala il controllo talassocratico esercitato da Creta sui greci, appunto gli abitanti di Atene. Poi però questi ultimi, grazie a Teseo (anch'egli mitico fondatore della città), si liberano dalla sudditanza. Questo vale a riassumere la durata relativa del dominio cretese, destinato a un certo punto a terminare. Quanto al labirinto, nel quale il minotauro viene tenuto nascosto e nutrito, altro non sarebbe che una rappresentazione dell'architettura palaziale di Creta (precisamente del palazzo di Cnosso, cfr. sul libro di testo pp. 120 e 121). 

La civiltà cretese o minoica si estende dal terzo millennio fino al 1050 circa, conoscendo periodi di splendore che si manifestano appunto attraverso la cultura palaziale. Già intorno al 1450 a.C i minoici iniziano a decadere, forse a causa di eventi catastrofici occorsi nel Mediterraneo orientale (se ne trovano tracce archeologiche),  e nell'isola iniziano ad arrivare gruppi di micenei achei, una popolazione indoeuropea  insediatasi nella Grecia continentale intorno al 1900 a. C.  e dedita a un notevole espansionismo in direzione dell'Asia Minore. Da quel momento ha inizio la storia greca e le due civiltà si fondono.
I micenei o achei iniziano a popolare la zona greca dell'argolide, creando città stato (rocche fortificate su alture, separate fra loro, la più importante delle quali, Micene, situata appunto nell'Argolide,  dà il nome alla civiltà). Si tratta di società guerriere, gerarchizzate, diversificate al loro interno, dedite a agricoltura, artigianato e commercio. La religione prevedeva già alcune delle divinità che saranno del pantheon greco classico (Zeus, Poseidone, Dioniso). L'espansionismo miceneo li porta quindi verso l'Asia Minore, le isole del Mediterraneo (Sicilia, Eolie, Sardegna) e la già citata Creta. Sono i micenei, infine, a promuovere la grande guerra del mondo antico, quella che l'epica canta come guerra di Troia e alla quale dà  voce Omero nell'Iliade (cfr. paragrafo La guerra di Troia fra leggenda e storia p. 128). 
I micenei praticano una scrittura, decifrata, denominata lineare B. La decifrazione, unita ai ritrovamenti di Schliemann ha concorso a delinare con una certa precisione le caratteristiche di una civiltà che ora consideriamo unica: quella minoico-micenea (cfr. l'intero paragrafo 2, pp. 128-129). 
La civiltà micenea viene distrutta fra XIII e XII secolo, forse a causa di invasioni esterne provenienti dal mare, forse (o in concomitanza) da invasioni continentali, da parte di tribù di dori dell'Europa orientale. Recentemente, però, si è affermata fra gli storici la tesi secondo cui i dori non sarebbero stati invasori esterni ma avrebbero costituito una parte della società micenea, uno strato inferiore e subalterno della medesima: di qui una certa continuità ravvisabile nel percorso di questa civiltà fra il XII e il X secolo a. C. In ogni caso, ovvero a prescindere da quale sia la verità in merito, possiamo stabilire con certezza che la civiltà micenea, intorno al IX secolo a.C. risulta in decadenza già da un paio di secoli, e che il periodo dal XII al IX è caratterizzato da una crisi che gli ha meritato la denominazione di medioevo ellenico. Gli eventi che lo caratterizzano sono: 1) la distruzione dei palazzi e il venir meno delle roccaforti; 2) la formazione di tanti piccoli villaggi; 3) la scomparsa della scrittura (motivata dalla decadenza/scomparsa dei palazzi all'interno dei quali essa rappresentava una necessità). Non mancano, tuttavia, segni di avanzamento: 1) nuove tecnologie (lavorazione ferro e ceramica); 2) nuove credenze religiose; 3) nuove figure sociali (gli aedi che diffondono i canti eroici poi probabilmente riuniti nella forma definitiva dei due poemi omericiIliade Odissea, quest'ultima acme dei nostoi, i racconti del ritorno dalla guerra di Troia); 4) prima colonizzazione (XI secolo) , diretta verso le coste dell'Asia Minore, nella zona denominata ionia (i coloni provengono dall'Attica e dall'isola di Eubea). 
BREVE NOTA SUI POEMI OMERICI
I poemi omerici risalgono all'epoca immediatamente successiva al medioevo ellenico, quando ricompare la scrittura e sono scritti entrambi in una lingua che corrisponde fondamentalmente al dialetto ionico, mescolato con dorico e eolico (altri due dialetti del greco classico) e persino con residui di lingua micenea. Testimoniano usi e costumi della civiltà micenea (ormai per noi minoico-micenea) e sono ambientati nell'epoca della grande guerra fra gli Achei e popoli d'oriente, appunto identificati con i troiani della Troade, sempre in Asia Minore in corrispondenza dell'Ellesponto. In essi si nota una sovrapposizione fra quanto (a livello di usanze e cultura) è senz'altro ascrivibile all'età micenea e quanto invece risale al tempo della loro effettiva composizione. Quest'ultima è poi convenzionalmente attribuita a un unico poeta, Omero (pur essendosi nel tempo moltiplicate le ipotesi compositive), che avrebbe dato unità a una serie di canti di aedi micenei, trasmessi oralmente durante il medioevo ellenico. 
Per quanto riguarda le componenti sociali in questa prima fase della storia greca, segnaliamo l'esistenza di un'aristocrazia, composta dagli aristoi ossia i migliori, nobili per nascita, guerrieri e detentori di ricchezze terriere, e di un demos, popolo, composto da contadini, artigiani, pastori destinati a entrare a far parte, all'occorrenza, dell'esercito in posizione subalterna. L'organizzazione politica è semplice e piramidale: il re, basiléus, è un capo militare e talora anche un giudice, affiancato da un'assemblea di anziani, gherusìa, alla quale occasionalmente si aggiunge, con funzione solo consultiva, un'assemblea popolare (sorta di voce comunitaria). Si tratta quindi di una società aristocratica, all'interno della quale il potere è associato al valore in battaglia (l'areté) e concorre all'accrescimento della ricchezza detenuta, che è fondamentalmente quella terriera o fondiaria e aumenta in occasione delle guerre attraverso il bottino (che spetta soprattutto ai capi). Si riconoscono anche tracce di una struttura familistica che rafforza i legami fra potenti attraverso le fratrìe e i ghéne: queste ultime sono le famiglie o le stirpi, mentre le prime sono unità più ristrette e volte a garantirsi sostegno reciproco in caso di contrasti. 
Sul tema della memoria culturale cfr. pp. 140-143 del libro di testo. 

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