PIRAMIDI E LIBRO DEI MORTI
Una volta unificato e in espansione territoriale verso est, ossia in direzione della Nubia e del Sinai (fra il 2700 e il 2500 a.C.), l'Egitto manifesta la sua potenza politica, economica e territoriale anche attraverso un'architettura monumentale imponente. Già i faraoni delle prime dinastie (antecedenti al periodo indicato) avviano la costruzione di complessi funerari e strutture templari (Saqqara, a sud del Cairo presso Menfi risale al 2667-2648 a.C. è edificata sotto la III dinastia, mentre i faraoni Chefren, Cheope e Micerino guidano le costruzioni dell'area di Giza fino al 2560 circa). Le piramidi sono senza dubbio una delle espressioni più caratterizzanti dell'Antico Egitto e vale la pena soffermarsi su di esse anche per capire qualcosa di più sulle caratteristiche di questa civiltà, durata a lungo nel tempo. Anch'esse, come in generale l'insieme delle arti figurative egizie, sono dominate da una predilezione per la geometria, che nel loro caso si manifesta in una notevole precisione ingegneristica nel determinare allineamenti astronomici. Lasciando da parte le teorie pseudoscientifiche che nel tempo si sono moltiplicate su questo argomento, anche in merito all'origine delle piramidi, attenendosi esclusivamente a dati storici, possiamo affermare che le piramidi rappresentino un'evoluzione della prima forma di sepoltura, detta mastaba, un edificio a un piano e dalle pareti esternamente inclinate. Corridoi e stanze interne della mastaba rappresentavano riproduzioni delle case dei vivi, con evidente riferimento alla credenza secondo cui l'anima, una volta conclusa l'esistenza terrena, sopravvivesse in un'altra dimensione. Infine nella mastaba trovava posto il sarcofago, così come una quantità di oggetti e di offerte dedicate a garantire appunto la continuità di una forma di esistenza ai defunti. La piramide può ben rappresentare una forma evoluta, monumentale o addirittura ciclopica della mastaba originale: alla prima ricorrevano peraltro solo i faraoni, mentre mastabe più o meno grandi erano riservate a personaggi importanti (e ricchi) della gerarchia sociale. L'edificazione delle piramidi è stata evidentemente sempre un'impresa collettiva, tale da impegnare cospicue quantità di danaro e altrettanta manodopera, che i faraoni reclutavano soprattutto fra i contadini. In corrispondenza del passaggio al Nuovo Regno (fra il XV e il XIII secolo) la pratica della sepoltura cambia, pur continuando a rispecchiare la medesima visione della vita ultraterrena: le sepolture avvengono in complessi di camere sotterranee, come quelle che si trovano nella valle dei re. Anche nel caso di queste sepolture, curarsi della perfetta conservazione del corpo garantisce la continuità della protezione da parte del faraone defunto nei confronti della popolazione e del regno.
In armonia con l'attenzione riservata alla morte, alla quale si connette un'idea di continuità, è il contenuto di un celebre testo, noto come Libro dei morti, un papiro conservato al Museo Egizio di Torino, di recente sottoposto a uno studio approfondito (febbraio del 2024) avvalendosi di imaging multispettrale, attraverso la quale è stato possibile identificare pigmenti di colore che alla sola osservazione erano sfuggiti e aggiungere interessanti informazioni in merito alla storia della sua composizione. Il Libro dei Morti rappresenta uno degli esemplari di papiro meglio conservati del Nuovo Regno. Il suo rinvenimentosi deve all'archeologo Ernesto Schiapparelli, che lo scoprì nel 1906 a Deir el-Medina, nei pressi di Luxor, a sud del Cairo nella valle del Nilo, conservato in condizioni eccezionalmente buone sopra il sarcofago interno dell'alto funzionario Kha. Materiali pregiati, calligrafia e illustrazioni testimoniano della cura con cui fu realizzato. L'analisi recente, tuttavia, ha messo in luce anche che nel tempo se n'è fatto un riuso: nomi cancellati e riscritti, decorazioni incomplete, dettagli aggiunti successivamente raccontano che il papiro potrebbe essere stato concepito per un proprietario originale e poi adattato per l'importante capo degli artigiani della necropoli reale Kha (1425-1353). Per quanto ci è dato comprendere, il papiro consiste in una raccolta di espressioni funerarie destinate a guidare, proteggere e risvegliare il defunto nell'aldilà. Il testo si legge da sinistra a destra e mostra un alto livello di competenza scrittoria. Accompagnato da vignette colorate, l'immagine iniziale raffigura Kha e la moglie Merit al cospetto del dio dell’aldilà Osiride.
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