EGITTO (ripresa della lezione su RELIGIONE) - IL MITO (16 NOVEMBRE)

Un contributo importante alla delineazione della religione proviene dal mito di Iside, Osiride, Oro Seth, che rappresenta una trasposizione simbolica di due usanze radicate nella cultura e civiltà egizie: quella relativa alla trasmissione del potere (tra consanguinei, comprese le nozze fra fratello e sorella faraoni) e quella relativa all'imbalsamazione dei faraoni defunti. Il mito in questione si può quindi riassumere tenendo presenti queste corrispondenze con la forma statale e la cultura di cui ci stiamo occupando. Il dio Osiride era sposato con sua sorella Iside. Seth, fratello della coppia, invidia la loro armonia e unità, uccide quindi Osiride, ne fa a pezzi il corpo e lo disperde in vari luoghi del mondo. La sposa inconsolabile si dedica allora a recuperare il corpo smembrato del marito e lo ricompone: grazie all'imbalsamazione ne ottiene la rinascita e i due hanno un figlio, di nome Oro (rappresentato come un falco) che vendica il padre uccidendo Seth. Osiride è celebrato nel pantheon egizio come giudice dell'aldilà e l'intero mito si può leggere in chiave simbolica, con riferimento ai cicli di morte e rinascita che caratterizzano sia l'andamento stagionale, sia le esistenze umane, comprese quelle dei regnanti. 

Dal racconto mitico risulta evidente che la pratica dell'imbalsamazione rivela qualcosa di molto specifico in merito alle credenze della civiltà egizia. Senza la cura del cadavere prevista dal rituale dell'imbalsamazione (che mira a evitare la decomposizione) l'anima (ka) non si mantiene vitale com'è necessario perché la sua esistenza continui per sempre. Di qui le complesse operazioni di evisceramento (le viscere erano fegato, polmoni, stomaco e intestini),  venivano raccolte nei vasi canopi) e di conservazione, che necessitavano di conoscenze tecniche e di tempi molto lunghi per procedere nel modo corretto. In virtù di tale complessità, si capisce che la pratica fosse riservata a pochi, costituisse un privilegio, rafforzasse il prestigio e il potere di tutti coloro che, per diritto acquisito potevano ricorrervi (il faraone fu a lungo l'unico privilegiato in tal senso, poi la casta sacerdotale e i gradi più elevati dell'amministrazione). A partire dal Medio Regno (inizio del II millennio a.C.) la mummificazione dei cadaveri, ma soprattutto la concezione dell'aldilà, iniziò a diventare più allargata, prevedendo la possibilità per tutte le anime di accedere a una forma di vita dopo la morte, a patto che il ka superasse la prova del giudizio ultraterreno (la traduzione simbolica di questo giudizio è il rito della bilancia, in cui è coinvolto il dio Anubi, dalla testa di canide, incaricato di verificare con una piuma se l'anima del defunto sia del tutto pura e priva di peccati. 


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