RIVOLUZIONE DEL FUOCO; ADDOMESTICAMENTO; RIVOLUZIONE AGRICOLA

Lezione per punti e, a seguire, integrale.

Le rivoluzioni della preistoria

1. Rivoluzione del fuoco (circa 500.000 anni fa - Paleolitico)

  • Protagonista: homo habilis
  • Vantaggi: cottura dei cibi, difesa dagli animali, lavorazione dei materiali, riscaldamento
  • Impatto culturale: favorisce la socialità, sviluppo del linguaggio e del racconto orale, origine dell'arte poetica

2. Addomesticamento degli animali (dal 10.000 a.C. - Mesolitico)

  • Processo durato almeno due millenni
  • Primo animale: il cane (da lupi o sciacalli)
  • Seguono: capre e bovini

3. Rivoluzione agricola (dall'8000 a.C. - Neolitico)

  • Zone di sviluppo: Medio Oriente (Mezzaluna Fertile, valle del Nilo), America Meridionale, Cina, Europa
  • Conseguenze: sedentarizzazione dei gruppi nomadi, sfruttamento del suolo
  • Impatti culturali: nascita di religiosità legate alla fertilità, raffigurazioni di divinità femminili
  • Innovazioni tecniche: rotazione delle colture (maggese), aratro, ruota per il trasporto
  • Sviluppo parallelo: lavorazione dei materiali per conservare il cibo, lavorazione del lino e della lana (6000 a.C.)

4. Rivoluzione urbana VIII millennio

  • Collegata alla sedentarizzazione e all'accumulo agricolo
  • Diversificazione delle attività: artigianato, commercio, difesa, organizzazione sociale, culti religiosi
  • Primi insediamenti: villaggi → città (Gerico: 2000 abitanti, Katal Huyuk: 5000 abitanti)
  • Sviluppo di sistemi di canalizzazione e controllo delle acque fluviali
  • Struttura urbana: centro (funzioni economico-amministrative, edifici di culto, mura difensive) → abitazioni artigiani → abitazioni agricoltori
  • Nascita dei centri di potere: sovrani e sacerdoti
  • Passaggio da gestione collettiva a controllo gerarchico delle risorse

5. Età dei metalli (5000 - V secolo a.C.)

  • Evoluzione: rame → bronzo → ferro
  • Impatto sulla tecnologia e lavorazione
  • Utilizzo nei commerci come transizione dal baratto alla moneta

Caratteristiche generali delle rivoluzioni preistoriche:

  • Eventi di lunga durata (a differenza delle rivoluzioni politiche storiche)
  • Effetti a livello economico, sociale e culturale
  • Tempistiche diverse nelle varie zone del mondo


Preistoria e storia, che abbiamo imparato a tenere distinte e differenziare, sono tuttavia accomunate da una circostanza: entrambe sono attraversate da rivoluzioni. Nel periodo paleolitico (il più antico, rispetto al mesolitico e al neolitico), destinato a durare (con variabilità locali) fino al 10000 a.C., l'homo habilis (sulla Terra, pare, da 2,5 milioni di anni) è protagonista della rivoluzione del fuoco, datata approssimativamente 500000 anni fa. Si tratta, a tutti gli effetti, di una rivoluzione che riguarda la dimensione culturale, da intendersi come quella in cui avvengono cambiamenti che riguardano la maniera di vivere (da cultus coltivazione), dal momento che il fuoco permette di cuocere i cibi (variando così la dieta), difendersi dagli animali aggressivi, manipolare alcuni materiali con più facilità, riscaldarsi; in aggiunta a questo, favorisce persino la socialità: intorno al fuoco si comunica e, con l'evolversi del linguaggio, prende forma il racconto orale che darà poi origine alle prime manifestazioni di arte poetica.  Il fuoco, insomma,  modifica positivamente (è un fattore evolutivo) il modo di vivere dei gruppi umani.

L'addomesticamento è un fenomeno che si sviluppa nell'arco di almeno due millenni,  all'incirca a partire dal 10000 a.C., e comunque nel mesolitico. Dal primo animale addomesticato, il cane (discendente da lupi o sciacalli), si passa all'addomesticamento di capre e bovini. 

Intorno all'8000, sempre con grande varietà a seconda delle zone, si entra nel neolitico, durante il quale ha luogo la rivoluzione agricola.  Dal Medio Oriente, all'America Meridionale, alla Cina all'Europa, appunto con tempistiche differenti, l'agricoltura si sviluppa attraverso il ricorso a tecniche di sfruttamento del suolo, comportando la sedentarizzazione di gruppi umani che fino a quel momento avevano alternato nomadismo e spostamenti sul territorio. Gli storici hanno denominato mezzaluna fertile un esteso territorio situato in medio-oriente lungo il corso dei fiumi Tigri e Eufrate e a partire dalle coste del Mediterraneo, in cui forse prima che altrove si sarebbero sviluppate tecniche via via più evolute di sfruttamento del terreno, complice anche una peculiare varietà di specie vegetali presenti. Oltre a questo territorio, nella medesima zona, si trova anche la valle del Nilo, altra zona estremamente favorevole all'agricoltura.

Anche la rivoluzione agricola ha una portata culturale estesa, promuovendo ad esempio la nascita di forme di religiosità collegate con la fertilità della terra e, per via analogica, con quella delle donne. Reperti archeologici suffragano questa connessione, dal momento che sono state ritrovate raffigurazioni di soggetti femminili con fianchi e seni abbondanti, di cui si è ipotizzato che fossero divinità agricole. Anche più evidente l'effetto della rivoluzione agricola sul raffinamento degli strumenti e delle tecniche funzionali alla produttività dei terreni: dal sistema della rotazione (maggese) al ricorso all'aratro, all'introduzione della ruota per il trasporto,  anche in questo caso si tratta di un processo evolutivo che non rispetta le stesse tempistiche in ogni luogo del mondo, ma si replica comunque con caratteristiche simili. Di pari passo con lo sviluppo agricolo avviene anche quello delle tecniche di lavorazione dei materiali: le riserve di cibo che l'agricoltura richiede e consente di accumulare devono infatti essere conservate, e questo incentiva la costruzione di recipienti adatti allo scopo. Intorno al 6000 a.C., si sviluppa anche la lavorazione del lino e della lana.

Ultima rivoluzione dell'età primitiva in ordine di tempo è quella urbana, in stretta relazione con la precedente agricola. A favorirla, in particolare, sono i citati fenomeni della sedentarizzazione, dell'accumulo e della diversificazione di attività collegate con l'agricoltura (artigianato, commercio). Ulteriori diversificazioni riguardano la necessità di difesa e quella di organizzazione complessiva, nonché di attività ancora più raffinate, come i culti religiosi e pratiche funerarie (inumazioni). La rivoluzione urbana, all'incirca dall'VIII secolo, consiste in una progressiva evoluzione di insediamenti dapprima di ridotte dimensioni (villaggi) poi sempre più estesi (Gerico e Katal Huyuk arrivavano rispettivamente a 2000 e 5000 abitanti.  

Dal Nilo al Tigri ed Eufrate, dunque, si sviluppano insediamenti urbani e tecniche di controllo delle acque fluviali, finalizzate a rendere fertili i terreni nelle stagioni propizie con sistemi di canalizzazione e contenimento delle acque (dighe, terrapieni, argini, canali). Il processo è lento ma costante e accompagna il sorgere delle cosiddette grandi civiltà

La struttura degli insediamenti urbani, descritta in termini generali, consiste in una forma di specializzazione degli edifici: al centro si trovano quelli destinati a ospitare le funzioni economiche e amministrative, generalmente protetti da una cinta muraria difensiva, all'interno della quale col tempo si collocano anche gli edifici di culto; man mano che ci si allontana dal centro si trovano le abitazioni dei soggetti incaricati della produzione (artigianale) e poi, avvicinandosi alla campagna, quelle dei lavoratori della terra, che producono per il fabbisogno di tutti, ottenendo in cambio la protezione da eventuali attacchi esterni. Si delineano così i primi centri di potere che corrispondono ad altrettante funzioni sociali: sovrani (amministrazione, comando dell'esercito), sacerdoti (culti). Naturalmente, nelle prima fasi dell'urbanizzazione, singoli edifici possono essere utilizzati per più scopi: ad esempio nei palazzi, oltre a vivere sovrani e funzionari, potevano trovarsi anche magazzini  e botteghe artigianali, così come nei templi potevano esserci magazzini per riserve agricole o oggetti d'artigianato. A differenziare sostanzialmente le gestione delle risorse nel passaggio dall'organizzazione a villaggi a quella urbana è il sistema di controllo: esso è organizzato gerarchicamente, non prevede più la condivisione collettiva. 

Intrecciato con la rivoluzione urbana è infine il periodo che coincide con la cosiddetta età dei metalli. Estesa dal 5000 al V secolo a. C., percorre un itinerario che va dal rame, al bronzo, al ferro e coinvolge i sistemi di lavorazione e la tecnologia che ne può derivare. I metalli vengono anche utilizzati, a un certo punto, negli scambi commerciali, come transizione dal baratto al ricorso della moneta,  che verrà successivamente inventata. 

Le rivoluzioni del periodo preistorico alle quali ho fatto riferimento in questa lezione sono quindi caratterizzate dal fatto di essere eventi che si protraggono molto nel tempo (a differenza delle rivoluzioni politiche di epoca storica, la cui durata temporale è ridotta) e che manifestano i loro effetti a livello economico, sociale e culturale.



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